Quando il premier spagnolo Zapatero, circa una settimana fa, aveva annunciato di voler intraprendere la strada del dialogo per risolvere il problema basco, in molti avevano intravisto una possibile soluzione pacifica del conflitto. Sono bastati pochi giorni per far ricredere anche i più incalliti ottimisti. Prima le bombe di ETA, a segnalare il rifiuto verso il “deponete le armi” che era stato indicato da Zapatero come prima condizione per una trattativa; quindi l’arresto di Arnaldo Otegi, portavoce e figura carismatica di Batasuna, il partito dell’estrema sinistra indipendentista dichiarato fuorilegge due anni fa a causa di presunte connivenze col terrorismo. Otegi era stato convocato ieri a Madrid dal giudice Fernando Grande-Marlaska per deporre in merito ai finanziamenti ottenuti da ETA attraverso le “herriko tabernas”, i locali culturali della sinistra basca equiparabili ai circoli ARCI nostrani; dopo la testimonianza, durata quasi tre ore, il leader batasunista era uscito dal tribunale in manette per essere condotto in carcere con l’accusa di appartenenza ad ETA. I legali di Otegi hanno depositato oggi gli avalli bancari per la cauzione di 400.000 fissata dal giudice e il politico basco dovrebbe essere scarcerato in giornata. La tensione per questo arresto, tuttavia, è in continua ascesa. Il quotidiano Gara, una delle voci più autorevoli del Paese Basco, ha scritto che la regione si trova in un vero e proprio stato di emergenza. Mentre la gente manifestava nelle piazze, due bombe esplose a mezzogiorno hanno danneggiato seriamente la stazione di Barakaldo, cittadina distante 10 km da Bilbao; sebbene l’attentato non sia stato rivendicato, la firma sembra quella di ETA, che solo mercoledì scorso aveva provocato 52 feriti e ingenti distruzioni con un’autobomba piazzata a Madrid. Joseba Permach, importante membro di Batasuna, ha dichiarato che l’arresto di Otegi è totalmente discordante con le parole concilianti di Zapatero e rappresenta perciò un attacco diretto al processo di pace e alla soluzione democratica del conflitto basco-spagnolo. Parole dure, durissime, che gettano nella disperazione coloro che avevano creduto di poter iniziare un dialogo reale tra le parti, che, ricordiamolo, sono in guerra dai tempi del franchismo. EHAK, il partito comunista erede di Batasuna, da parte sua continua a non condannare gli attentati terroristici, alimentando il sospetto di forti legami con ETA. Una soluzione politica del conflitto torna ad essere una chimera.