Al ritorno dalle vacanzine di Pasqua, sono stato accolto da una notizia pessima che non fa che confermare il mio scetticismo sulla reale volontà degli spagnoli di instaurare un dialogo con la più vera classe politica basca. Aukera Gutziak, il nuovo partito della sinistra nazionalista, non potrà partecipare alle elezioni regionali del 17 aprile, visto che la Corte Suprema ha cancellato d'ufficio la candidatura della lista. Il motivo è sempre quella: AG è accusata (ma che accusa sarebbe, poi?) di essere la riedizione del fu Batasuna e, quindi, di avere le stesse connivenze con ETA. In base a questo ragionamento, non sarà quindi più possibile vedere un partito nazionalista di sinistra in Euskadi, visto che per Madrid vale l'equazione abertzale (sinistra)=batasunista=etarra. I responsabili del partito hanno presentato ricorso, ma al 90% hanno già perso anche quello. Non ho parole, tutto ciò a casa mia si chiama repressione politica, per gli spagnoli invece è giustizia.
Ho letto una bella notizia su gazzetta.it e voglio riportarla, perchè mi ha sinceramente commosso. L'altro giorno Israele giocava contro Eire una gara valida per le qualificazioni mondiali, al 91' il risultato era di 1-0 per gli irlandesi. Abbas Suan, 29 anni, arabo israeliano, ha segnato il gol del pareggio che lascia Israele in testa al girone 4, a pari punti con Irlanda e Francia. A fine partita, Suan ha detto: " Visto quanto era successo a Gerusalemme (Suan venne fischiato durante l'amichevole con la Croazia dagli ultras del Beitar, nazionalisti ebrei), sabato a Tel Aviv mi ha fatto effetto sentire quarantamila persone invocare il mio nome. Dedico il gol a ogni cittadino israeliano. E’ tempo di smetterla, non dobbiamo più distinguere tra ebrei e arabi, siamo un unico popolo. Penso che persone come me, Walid Badir e Abed Rabah (gli altri due arabi della selezione, ndr) siano il migliore esempio di convivenza fra ebrei e musulmani e costituiscano l’auspicio di un futuro migliore". Abbas Suan gioca nel Sakhnin, club piccolissimo, molto povero e formato in prevalenza da arabi israeliani (ma anche da un cristiano, il brasiliano Gavriel Lima, da ebrei e da due musulmani africani), capace di battere lo scorso anno l'Hapoel Haifa in finale di coppa col punteggio di 4-1. "Il venerdì - raccontano a Sakhnin - Abbas Suan e gli altri giocatori arabi vanno a pregare alla moschea e gli israeliani entrano in sinagoga. Siamo osservanti di religioni diverse, però pensiamo tutti alla stessa cosa, la pace". E' un'altra di quelle storie straordinarie che solo lo sport è capace di raccontare.

L'1-1 di Abbas Suan: molto più di un semplice gol. (foto Reuters, da www.gazzetta.it)