Purtroppo sono qui a riportare la notizia di un nuovo attentato di ETA. Ieri pomeriggio, intorno alle 15, una telefonata anonima ha avvertito della presenza di una bomba all'interno dell'Hotel Port Denia di Denia, una località turistica del sudest spagnolo nei pressi di Alicante. L'autrice della chiamata è stata una donna, che ha concluso la conversazione con la classica formula "Gora ETA!" (sempre forza ETA); non ci sono dubbi, dunque, sulla provenienza dell'ordigno. Le forze dell'ordine hanno fatto immediatamente evacuare le 160 persone presenti nell'albergo e quando la bomba è scoppiata, 35 minuti dopo la telefonata (la donna aveva dato 40 minuti come tempo massimo per la detonazione), non c'era più nessuno al suo interno. Per fortuna si sono registrati solo un ferito con lesione al timpano (a causa dello scoppio) e una persona ricoverata per lo shock. L'attentato arriva a due giorni dalla discussione al Parlamento spagnolo del Plan Ibarretxe, la proposta di autonomia di Euskal Herria che prevede la tregua tra ETA e governo; il Plan verrà quasi sicuramente rifiutato dall'esecutivo di Zapatero e la replica degli etarras è arrivata addirittura in anticipo. Insomma, non se ne esce. Quelli continuano a rifiutare qualsiasi progetto di autonomia e questi rispondono con le bombe. Ma vaffanculo a tutti e due.
Neanche il calcio ieri mi ha sollevato. Il 2-2 a Valencia tra la squadra di Ranieri e l'Athletic sulla carta è un buon risultato, però i Leoni erano avanti 2-0 al 60' (Iraola su rigore ed Ezquerro) e si sono fatti agguantare da Mista e Di Vaio, che peraltro non segnava da una vita. In più, Guerrero è tornato in panchina e ha giocato solo dal minuto 89 (certe prese di culo Valverde se le potrebbe evitare).
Ultim'ora: Mikel Arteta, di cui mi sono occupato nello scorso post, è stato ceduto in prestito all'Everton fino alla fine della stagione. Ha giocato da titolare solo 3 partite e non è mai riuscito a stabilire un legame con l'allenatore della Real Sociedad, Amorrortu. Spero che in Inghilterra giochi con continuità e dimostri il suo valore, perchè a parer mio è un ottimo calciatore.
Giocatori baschi (4).
Mikel Arteta Amatriain.

Nato a San Sebastian-Donostia, Gipuzkoa, il 26/03/1982. Centrocampista centrale in forza alla Real Sociedad, 176 cm per 70 kg, è attualmente il calciatore basco più quotato a livello internazionale. Classico regista, giocatore di impostazione e di manovra, è dotato di buona tecnica, ottima visione di gioco e grande freddezza nei calci piazzati (suo il rigore decisivo all'ultima giornata con cui i Rangers si aggiudicarono il campionato scozzese di due anni fa). A 15 anni passa dall'Antiguoko alla cantera del Barcellona, club che lo presta al Paris St. Germain nel 2001 per fare esperienza. L'anno successivo, la cessione in Scozia ai Rangers, con i quali Arteta si aggiudica campionato, coppa di Lega e coppa di Scozia nella sua prima stagione; nel 2003-04 non ripete gli exploit dell'esordio, tuttavia debutta in Champion's League e mette insieme 33 presenze e 9 reti prima di tornare in patria, alla Real Sociedad. E' un giocatore assolutamente detestato a Bilbao a causa di un suo passato rifiuto di trasferirsi all'Athletic (sembra per divergenze economiche), ma è indubbio che un centrocampista come lui andrebbe a potenziare enormemente il settore nevralgico del campo. In questa stagione non sta giocando ai suoi livelli, tanto che spesso è finito in panchina, però il valore del calciatore è fuori discussione e credo che il suo scarso rendimento sia dovuto soprattutto all'annata storta della Real.
Il ritorno del Re (leone).
Che non fosse una partita come tutte le altre, i tifosi del San Mamés lo avevano capito da tempo. Essere sotto di tre gol al 58', per di più contro l'Osasuna (non il Real Madrid), e giocare quasi con rassegnazione non è cosa da Athletic. Il gol di Fran Yeste, su splendido calcio di punizione al 60', è sembrato solo un contentino, ma in realtà era l'inizio di una rimonta storica, eccezionale per carattere e forza d'animo della squadra (paragnabile, in questo, all'impresa dell'Inter contro la Samp). Yeste ha tirato fuori gli attributi, si è caricato in spalla i compagni ed è andato a segnare un 2-3 importantissimo per infondere a tutti speranza e "garra"; nonostante le assenze di Del Horno e Urzaiz e con Iraola a mezzo servizio, l'Athletic ha iniziato a macinare gioco e occasioni da gol. Poi, all'81', è entrato lui. Il numero 8. Il Capitano. Julen Guerrero. Tre minuti dopo Tiko ha segnato il primo gol stagionale proprio alla squadra della sua città, Pamplona, che peraltro lo ha lanciato nel calcio che conta. Il pubblico ha fatto festa, ben contento della grande impresa compiuta dai biancorossi (a Bilbao, come nel resto del mondo civile, i tifosi non abbandonano lo stadio quando la loro squadra perde...e perciò riescono a gustarsi imprese come questa). Ma nessuno aveva fatto i conti con Julen. Ormai, il Capitano è abituato a giocare solo scampoli di partita, e per lui è ovviamente molto difficile mettersi in luce. Come disse Roberto Baggio ai tempi dell'Inter (quelli, per intendersi, in cui giocava al massimo la mezz'ora finale delle partite), "la gente da te si aspetta sempre qualcosa, ma non è facile lasciare il segno giocando solo 20 minuti". Ogni volta che entra in campo, Julen è un misto di rabbia e voglia di fare, due sentimenti che lo portano spesso a giocare in modo troppo nervoso proprio per il gran desiderio di dimostrare che non è finito, che è ancora il campione di un tempo. Valverde lo ha inserito con una mossa disperata, sperando in quel colpo di classe che, finora, in questa stagione non era mai arrivato. Al minuto 89, Iraola ha messo un pallone in mezzo, Julen si è trovato smarcato e ha girato alle spalle di Elia con un bellissimo diagonale di destro. Athletic 4 - Osasuna 3. Da 0-3 alla vittoria in 30 minuti, e tutto grazie alla rete decisiva di Guerrero. Erano 10 mesi che il Capitano non segnava (l'ultima volta in Athletic-Valladolid 1-4), e molti di più che non siglava un gol da tre punti. Chi non è tifoso dell'Athletic non può capire il significato di questa rete. Julen è un eroe, il simbolo di una squadra e di un popolo, l'unico giocatore a cui vengono dedicati cori personali e la cui importanza è paragonabile a quella della squadra stessa. D'altra parte, un uomo che ha rifiutato soldi, club di primissimo piano (Real e Juve tra i tanti) e trofei per giocare nella squadra della sua città, del suo Paese e della sua gente, non può essere trattato altrimenti. Per noi tifosi italiani, poi, Julen è colui che ci ha avvicinato al meraviglioso Athletic: i gol, i dribbling, il gioco sempre a testa alta, l'eleganza e la classe di chi calca un campo di calcio come se indossasse scarpe di vernice sono stati il tramite tra noi ed il club, tra noi e i Paesi Baschi. Veder segnare Guerrero, sapere che la rete della vittoria era sua, è stato un momento bellissimo per chi spera ogni volta di vedere quel nome nel tabellino dei marcatori, e invece scopre che il numero 8 è rimasto in panchina per 90'. Quello di Julen non è solo un gol. E' rivincita, è gioia pura, è la felicità e l'emozione che solo il calcio ed i suoi eroi riescono a raccontare. Parafrasando Minà e Pastorin (loro parlavano di Baggio), "per noi Julen Guerrero è letteratura, e i suoi gol si chiamano speranza".



Il gol di Julen, l'abbraccio dei compagni e il ringraziamento al pubblico del San Mamés, che aspettava da tempo una rete decisiva del Capitano. "I gol più importanti spero siano quelli che devo ancora segnare" (J. Guerrero). (tutte le foto di AS)
venerdì, gennaio 21, 2005
Ciao a tutti, dopo due settimane piene di libri, lezioni e amenità varie, torno finalmente a scrivere qui, su Euskal Herria, una cosa che mi manca molto e che (narcisisticamente) mi auguro manchi un pò anche a voi. Il fatto principale accaduto in questo periodo è senza dubbio il nuovo attentato di ETA, che ha di fatto interrotto il lento processo di avvicinamento tra sinistra abertzale, PNV e governo spagnolo. Non capisco nè capirò mai il senso di un'azione come questa: quando i terroristi comprenderanno che con la violenza non si ottiene nulla? O forse (e ormai mi sembra un'ipotesi plausibile) a qualcuno questa situazione di stallo fa comodo? Otegi non ha tardato nel sottolineare che gli etarras hanno chiamato il quotidiano Gara per avvertire dell'autobomba piazzata a Getxo, ma ormai si è capito che ETA non vuole fare vittime, bensì far capire di essere ancora in piedi e di non volere certi tipi di accordo. Oggi, però, non siamo ai tempi del franchismo e la lotta armata non serve davvero più. Finirà mai?
Mentre infuriava il dibattito su ETA, i Leoni di Bilbao hanno passato il turno di Coppa del Re, approdando ai quarti di finale dopo alcuni anni di eliminazioni troppo precoci. L'eroe della partita di ritorno col Lanzarote, vinta con un ampio 6-0 dopo la sconfitta per 2-1 dell'andata, è stato un giovanissimo, Fernando Llorente Torres, che i quotidiani sportivi spagnoli hanno già battezzato nuova "perla di Lezama" (a Lezama giocano le giovanili dell'Athletic). Llorente, un gigante di 1,94, deve ancora compiere 20 anni ma ha stupito tutti in una sola settimana: prima ha esordito contro l'Espanyol (1-1 in casa, reti di Yeste e Maxi), giocando una partita ottima in cui è mancato solo il gol, quindi è stato confermato in Coppa per il perdurare dell'infortunio ad Urzaiz e ha risposto siglando una tripletta e fornendo l'assist del 2-0 a Etxebe (a segno sono andati anche Ezquerro ed Orbaiz). Insomma, il ragazzino ha stupito tutti. Gorka Azkorra, vice-Isma designato ad inizio stagione, è stato prestato al Recreativo de Huelva in Segunda division per far posto a Llorente, più piccolo d'età ma molto più potente dell'altro canterano. Fortissimo di testa, bravo anche con i piedi (il cronista di AS ha scomodato Ibrahimovic per un paragone, ovviamente fatte le debite distanze), dotato di fiuto del gol e di generosità: il riojano ha entusiasmato i tifosi biancorossi, che non vedono l'ora di rivedere in Liga tre cross di Iraola trasformati in gol da altrettanti cabezazos di Nando. Che sia nata una stella?

Llorente al tiro nella gara di debutto contro l'Espanyol. Indossava il 32, il numero di Vieri: un buon auspicio? (foto AS)
mercoledì, gennaio 05, 2005
Impegnato con lo studio, ho nuovamente tralasciato il blogghettino...eh, lo so, sono un lazzarone, però mi servirebbe una mano, e chissà Txomin che fine ha fatto... A proposito, se leggi queste righe fatti vivo! Comunque, la situazione in EH adesso è abbastanza tranquilla, dopo che ETA aveva momentaneamente rialzato la testa. 36 prigionieri hanno iniziato un sit-in di 10 giorni per chiedere il rimpatrio in Euskadi, la fine dell'isolamento politico ed il riconoscimento del loro status di soggetti, appunto, politici. Di questi giorni è anche il voto favorevole di 3 membri di SA (Sozialista Abertzaleak, la sinistra nazionalista) verso il Plan Ibarretxe, giunto davvero a sorpresa. Il portavoce, Arnaldo Otegi, ex leader di Batasuna, ha precisato che si è trattato di un voto per sbloccare il conflitto e non per appoggiare la riforma dello statuto proposta dal Lehendakari (governatore): in ogni caso, è un passo forse decisivo per la politica in Euskal Herria.
Il 29 dicembre si è poi svolta la tradizionale partita dell'Euskal Selekzioa, la nazionale basca, disputata per la prima volta dopo molti anni non al San Mamés (visto il numero degli spettatori, sarebbe stato meglio lasciarla a Bilbao, dove ci sono sempre state almeno 30.000 persone). Avversario di turno, sicuramente non molto prestigioso quest'anno, l'Honduras, che è stato regolato per 2-0 grazie alla doppietta di Fran Yeste. Molte assenze in casa basca (Ezquerro, Xabi Alonso, Mendieta, Bolo, Aranzubia) e partita viva solo nel primo tempo; nella ripresa, girandola di cambi ed emozione per i tentativi di Guerrero, purtroppo non riusciti, di segnare ancora una volta con la maglia di Euskadi, di cui è capocannoniere assoluto. Da rilevare gli esordi di Iraizoz e Llorente, quasi un premio alla grande annata dell'Eibar. Questo il tabellino del match:
Euskadi: Sanzol; López Rekarte, Karanka, Luis Prieto, Iraola; Gurpegi, Aranburu, Gabilondo, Yeste, Etxeberria; Urzaiz. Nel secondo tempo sono entrati: Iraizoz, Expósito, Del Horno, Mikel Alonso, Guerrero, Tiko, Xabi Prieto, Llorente.
Honduras: Coello; Vallecillo, Thomas, Morán, Caballero, Reyes; Elkin González, Ferrera, Walter López; Ramírez, Cárcamo. Nella ripresa sono entrati: Morales, Marín, Henríquez, Berrios, Emil Martínez, Guitti.
Reti: 20' e 35' Yeste.
Arbitro: Iturralde González (Bizkaia).
Note: 18.000 spettatori allo stadio Anoeta di San Sebastian. Presente in tribuna il Lehendakari Juan Jose Ibarretxe.
Insieme all'Euskal Selekzioa, sono scese in campo anche le selezioni Catalana e Navarra; quest'ultima è stata fondata lo scorso anno e "contende" i giocatori alla rappresentativa basca (la Nafarroa viene tradizionalmente inclusa nelle province di Euskal Herria, anche se solo al nord esistono seri legami con la tradizione basca). I calciatori navarri dell'Athletic giocano quasi tutti con Euskadi, con l'eccezione di Mari Lacruz che ha optato per la maglia rossa della Nafarroa. Questi i risultati: Catalunya-Argentina 0-3 (1' Scaloni, 52' Maxi Rodriguez, 75' Galletti); Navarra-Marocco 2-1 (35' De Carlos, 56' Houcine, 60' Nagore, ex dell'Athletic, su rigore).
E mentre si gioca a calcio e il mondo va avanti, il pianto che si leva dall'Asia sembra non avere mai fine. Non basterebbe una vita per ricordarvi, figuriamoci tre minuti...Agur.