Inno dell’Athletic Club
Athletic, Athletic, eup!
Athletic, rosso e bianco
per tutti sei davvero nostro,
perché sei nato dal popolo,
ti ama il popolo.
Gioventù rossobianca,
nel verde campo, esempio
di Euskal Herria.
Propaghiamo noi
l’esultante irrintzi:
Athletic, Athletic, sei il migliore.
Forza giovani! Athletic, Athletic,
la forza dello spirito!
Il tronco della vecchia quercia
ha fatto germogliare foglie nuove.
Forza ragazzi!
Avanti, nostra gioventù!
Bilbao e tutta la Biscaglia
siano innalzati in tutto il mondo.
Forza ragazzi!
Sempre forza Euskalerria!
Athletic rosso e bianco,
il nostro.
Forza Bilbao e l’intera Biscaglia!
Nobili Baschi, avanti!
Il rapporto di Amnesty (parte 2).
Contesto.
Cinque persone sono state uccise da ETA: tra queste, il consigliere comunale del Partito socialista (Psoe) Juan Priede Pérez, ucciso a marzo ad Orio (Gipúzcoa), e Silvia MartÃnez Santiago, una bambina di circa 3 anni, morta in agosto per l'esplosione di un'autobomba dinanzi ad una caserma della Guardia civile a Santa Pola (Alicante). Almeno 90 persone sono rimaste ferite in vari attentati di ETA. Nel mese di settembre, ETA ha annunciato che avrebbe considerato obiettivi militari gli uffici e gli incontri organizzati dal Partito popolare e dal Partito socialista e ha minacciato la vita degli attivisti di partito. Sono state intraprese una serie di iniziative contro ETA nell'ambito dell'aumentata cooperazione frontaliera con la Francia (in realtà questa cooperazione, che somiglia più ad un'associazione a delinquere, funziona già dai tempi dei GAL, cioè dagli ani '80, ndr). Molti sospetti appartenenti all'organizzazione sono stati arrestati.
Ad agosto un giudice inquirente della Corte nazionale ha ordinato la sospensione per tre anni, prolungabile fino a cinque, delle attività politiche ed economiche della coalizione nazionalista basca Batasuna. Secondo il giudice, pur avendo operato come regolare gruppo parlamentare, la coalizione era parte intrinseca di ETA. Batasuna ha negato tale teoria. Il governo spagnolo, su richiesta del parlamento, ha chiesto alla Corte Suprema di rendere Batasuna illegale, mentre il procuratore generale, con un'istanza separata, ha chiesto alla Corte Suprema di sciogliere l'organizzazione. L'ordine di sospensione delle attività di Batasuna è stato emanato a seguito dell'entrata in vigore, nei primi mesi dell'anno, di una legge di riforma sui partiti politici secondo la quale un partito viene dichiarato illegale se non rispetta i principi democratici e i valori costituzionali.
Nel mese di novembre il ministro della Difesa ha citato, tra le presunte minacce alla sicurezza nazionale, la massiccia immigrazione clandestina. Le autorità di governo hanno inoltre attribuito all'immigrazione illegale il dichiarato aumento del numero di reati.
Sempre a novembre, per la prima volta il parlamento spagnolo ha condannato il regime del generale Franco (1939-1975; però, ci hanno messo solo 30 anni a prendere le distanze dalla dittatura...complimenti, ndr) e ha dato il proprio sostegno ad iniziative in memoria delle vittime della guerra civile del 1936-1939, tra cui l'esumazione delle fosse comuni in cui furono sepolte circa 30.000 persone, in maggioranza ritenute repubblicane.
venerdì, maggio 28, 2004
La stagione dell'Athletic Bilbao si è chiusa con un trofeo vinto: ieri sera, infatti, i Leoni hanno conquistato la 1° edizione della nuova Coppa Basca, superando per 2-1 i rivali giputxi della Real Sociedad. Entrambe le formazioni erano incomplete, sia a causa delle convocazioni per gli Europei, sia perchè i tecnici hanno deciso di mandare in campo i giocatori meno utilizzati nel corso della stagione. L'Athletic ha schierato uomini quasi mai visti in azione quest'anno (Lafuente, Oskar Vales, Felipe, Bordas, Arriaga), accanto ai quali ha giostrato capitan Guerrero insieme ad alcuni titolari; nella ripresa è entrato Gorka Azkorra, futuro centravanti del club che ha fatto così il suo esordio in prima squadra, mentre nella Real si è visto il sedicenne Oskitz, indicato da molti come il più grande talento espresso ultimamente dal calcio basco (peccato che giochi con la Suciedad). I gol sono stati realizzati da Ezquerro al 40' (grande Santi!), Larrea per la Real al 50' e Del Horno, ancora lui, al 65'. Valverde ha fatto una gran cazzata togliendo Guerrero al 45', cosicchè il trofeo è stato alzato dall'impresentabile Felipe nelle vesti, ahimè, di capitano. Ma a tenere banco sono adesso le voci di mercato. Del Horno sembra essere entrato nell'orbita del Real Mandril, che cerca un sostituto per Roberto Carlos, dato in partenza verso il Chelsea; Asier ha detto di voler onorare il contratto che lo lega alla società fino al 2007 e io spero che sia vero, anche perchè non potrei accettare di vederlo andare al Real come fece a suo tempo quello schifoso di Aitor Karanka. Intanto, Aitor Larrazabal ha detto ufficialmente addio al club. Aitor è stato cacciato dalla dirigenza che non ha voluto rinnovargli il contratto, una scelta tecnicamente comprensibile vista l'età del giocatore (33 anni compiuti), ma moralmente deprecabile: non si manda via così un uomo che ha giocato 14 anni nell'Athletic, dimostrando lealtà e attaccamento straordinari. Era meglio se si ritirava il presidente pro tempore Ugartetxe. Agur Aitor!

Felipe riceve l'Euskadiko Kopa (ma come si fa a fare capitano Felipe???).
giovedì, maggio 27, 2004
Questo blog ha bisogno di documenti per suffragare le cose che sostiene e per mandare in culo (passatemi l'espressione) tutti coloro i quali sostengono una mia presunta simpatia per ETA. L'ETA è un gruppo di terroristi, di violenti e fa solo male alla causa basca. Comunque, stavo per dire che pubblicherò a puntate il rapporto integrale del 2003 di Amnesty International sulla Spagna, che accusa sia ETA che governo di Madrid; oggi la prima parte.
Introduzione. Il gruppo armato basco Euskadi Ta Askatasuna (ETA) ha compiuto una serie di attentati (dinamitardi o mediante sparatorie), alcuni dei quali mortali. Sono state frequenti le denunce di tortura e maltrattamenti ad opera di agenti della polizia e della Guardia civil; molte riguardavano immigrati e altri cittadini stranieri, nonché detenuti in incommunicado (il rapporto tratta approfonditamente di questa pratica carceraria più avanti, ndr), soprattutto se sospettati di appartenere a Eta. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso profonda preoccupazione in merito alla detenzione in incommunicado. Sono pervenute denunce di maltrattamenti nelle carceri e di trattamento inumano e degradante nei centri di detenzione per immigrati appena giunti nel Paese. Alcuni minorenni stranieri non accompagnati, soprattutto originari del Marocco, hanno denunciato di essere stati maltrattati e di aver subito abusi di natura sessuale in alcuni centri di accoglienza. Alcuni agenti delle forze dell'ordine sono stati condannati per tortura o maltrattamenti, inclusi atti di aggressione sessuale su donne immigrate, ma sono rimasti in libertà in attesa dei processi di appello. L'esito giudiziario di alcuni casi ha continuato ad essere motivo di preoccupazione per l'effettiva impunità garantita ai responsabili (aggiungo che spesso la Spagna ha dato perfino una medaglia ai torturatori, ndr).
Domani posterò il Capitolo 1, che si occupa del contesto politico spagnolo.
Oggi parlerò di una pratica poco nota all'opinione pubblica, specialmente quella non spagnola, ma che viene usata spesso e volentieri da polizia e Guardia Civil, come denunciò Amnesty International nel 1993. Il rapporto di Amnesty parlava di "presunti omicidi perpetrati dalle forze di sicurezza in circostanze controverse o non fatte oggetto di indagini adeguate in Spagna", riferendosi con queste parole alle uccisioni ingiustificate di presunti militanti baschi, avvenute nel momento della cattura. Di fatto si sono verificati moltissimi casi nei quali la polizia ha ucciso il sospetto pur avendo la possibilità di limitarsi al suo arresto senza correre alcun rischio: è la pratica che solitamente si definisce "sparare per uccidere" o "fucilazione coperta", una pratica illegale quanto la tortura alla quale, però, non hanno mai fatto seguito critiche ufficiali, divenendo pertanto una prassi illecita ma di fatto quantomeno consentita.
Ecco alcuni casi verificatisi fino al 91 (tra parentesi il luogo):
16.02.84 (BARAKALDO) INAKI OJEDA
22.03.84 (PASAIA) PADRO MARI ISART
22.03.84 (PASAIA) RAFAEL DELAS
22.03.84 (PASAIA) JOSE' MARIA IZURA
22.03.84 (PASAIA) DIONISIO AIZPURU
15.06.84 (HERNANI) JUAN LUIS LEKUONA
15.06.84 (HERNANI) AUGUSTIN ARREGI
07.08.84 (OIARTZUN) EDUARDO IRIZAR
13.08.84 (LASARTE) PABLO GUDE
15.01.86 (SAN SEBASTIAN) ALEJANDRO AUZMENDI
15.01.86 (SAN SEBASTIAN) BAKARTXO ARZELUS
15.01.86 (SAN SEBASTIAN) LUIS MARIA ZABALETA
23.07.87 (PASAIA) LIZIA ORIGOITIA
23.09.88 (SAN SEBASTIAN) MIKEL KASTRESANA
16.09.89 (IRUN) MANU URIONABARRENETXEA
16.09.89 (IRUN) JUAN OIARBE
25.06.90 (LUMBIER) SUSANA ARREGI
25.06.90 (LUMBIER) JON LIZARRALDE
18.09.90 (PAMPLONA) MIKEL CASTILLO
30.05.91 (LLICA D'AMUNT, CATALUNYA) JOAN CARLES MONTEAGUDO
30.05.91 (LLICA D'AMUNT, CATALUNYA) JON FELIX EREZUMA
17.08.91 (SAN SEBASTIAN) JOKIN LEUNDA
17.08.91 (SAN SEBASTIAN) INAKI ORMAETXEA
17.08.91 (SAN SEBASTIAN) PATXI ITZIAR
29.08.91 (BILBAO) JUAN MARI ORMAZABAL
Questa lista (incompleta) riguarda solo i casi di coloro che sono stati uccisi senza che ciò fosse conseguenza di un conflitto a fuoco, vale a dire coloro che avrebbero dovuto semplicemente essere arrestati.
Ultima puntata delle torture spagnole in EH; il discorso, comunque, non si chiude certo qui.
Testimonianza di KEPA URRA, arrestato nel 1993.
"Subito dopo avermi arrestato mi portarono in montagna e, durante il tragitto, cominciarono a schiacciarmi i testicoli ed a colpirmi su tutto il corpo. Le minacce erano continue. Appena arrivati, mi tolsero le mutande, la maglietta, le scarpe e l'orologio ed iniziò la macabra danza mascherata: colpi con la mano all'altezza delle orecchie, colpi su tutto il corpo, soprattutto sulla testa e sui testicoli.. Mi appoggiarono la canna di una pistola alla testa, fecero finta di caricarla e spararono. Colpi su tutto il corpo con un manganello imbottito, colpi di karatè sul collo e sullo stomaco...Con due dita, il pollice e l'indice, mi schiacciavano la trachea fino a soffocarmi".
Questa testimonianza è stata ripresa dal rapporto speciale del 1992/3, in cui la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in cui ha denunciato i casi concreti di torture a detenuti incarcerati nello stato spagnolo.
Il rapporto aggiunge:
"Urra fu ricoverato in ospedale per una crisi di panico, come afferma il Pronto Soccorso. Nei documenti del magistrato vennero registrate contusioni multiple con infiammazione ed ematomi di colore rosso-violaceo, oltre ad escoriazioni varie, ferite sulla palpebra destra, ematoma violaceo nell'addome e due lesioni al collo".
giovedì, maggio 20, 2004
L'Athletic torna in UEFA dopo un'astinenza europea di 6 anni (l'ultima partecipazione risale alla Champion's 1998, nella quale Guerrero fece meraviglie): ma che tipo di stagione è stata quella dei Leoni? Analizziamo, reparto per reparto, i protagonisti del campionato biancorosso.
Portieri: Dani Aranzubia è stato una sicurezza. Ha commesso qualche errore, però la sua continuità di rendimento è stata impressionante, tanto che Inaki Saez, tecnico della Spagna, dovrebbe selezionarlo per i prossimi Europei. E' giovane, ha ampi margini di miglioramento e può davvero diventare una colonna del club per i prossimi 10 anni. Il portiere di riserva, Lafuente, ha giocato due sole partite, confermandosi un discreto dodicesimo e nulla più.
Difesa: ecco il tallone d'Achille della squadra. Il fatto è che gli uomini giusti ci sarebbero, però Ernesto "Txingurri" (formichina)Valverde, il tecnico, secondo me non li gestisce bene. Innanzi tutto, continua a far giocare titolare l'impresentabile Aitor Karanka, lentissimo, poco abile in marcatura e disastroso nella chiamata del fuorigioco. Mari Lacruz e Luis Prieto si sono alternati al suo fianco, ma, nelle poche occasioni in cui hanno giocato insieme (vedi vittoria col Real Madrid), hanno dimostrato di essere i veri centrali del reparto. Sulle corsie laterali, Javi Gonzalez e Asier Del Horno sono stati sublimi in fase di spinta, anche se hanno lasciato un pò a desiderare quando si è trattato di difendere; in ogni caso, sono una delle coppie di terzini più efficaci della Liga, e Del Horno è stata una delle sorprese assolute della stagione. Non pervenuti Cesar, utilizzato col contagocce, e Murillo, che si è rotto a inizio anno ed è rentrato giusto nell'ultima partita, mentre il vecchio Larrazabal ha fatto la sua parte quando è stato chiamato in causa. Il migliore del reparto per me è stato Prieto, ottimo nella marcatura a uomo e gran mazzolatore, degno erede dei picchiatori baschi (come scordarsi i fabbri Goikoetxea e Alkorta?).
Centrocampo: reparto di sicura affidabilità , è stato la vera forza della squadra. La coppia centrale Tiko-Gurpegi è molto ben assortita: il primo imposta e conclude, il secondo recupera un'infinità di palloni e randella nel mezzo (peccato per i piedi, abbastanza inutili); insomma, sono una specie di Baraja-Albelda in salsa basca (e comunque meno forti). In alternativa a Gurpegi ha giocato Pablo Orbaiz (che doveva essere il titolare), meno bravo nel recupero della palla ma dotato di un senso della posizione e di una visione di gioco superbi (Saez lo considerava, prima del grave infortunio dello scorso anno, il milgior mediano della Liga). Il giovane esterno destro Iraola è stato una delle piacevoli sorprese della stagione, dimostrandosi tecnicamente abile e già maturo e senza timori reverenziali (ha giocato contro Roberto Carlos e lo ha distrutto); peccato che non sia ancora atleticamente al top, ma i margini di potenziamento sono enormi. Felipe, Bordas e Oskar Vales non hanno quasi mai giocato, mentre Julen Guerrero, pur se relegato spesso in panchina, ha fatto vedere di essere ancora un giocatore ottimo. Molto bravo è stato anche Jonan, a detta di molti l'erede di Guerrero, centrocampista offensivo un pò piccolino ma dotato di un bel sinistro, con il quale ha anche segnato un paio di gol importanti. Il migliore del reparto è stato comunque Fran Yeste, trequartista centrale o ala sinistra, capocannoniere della squadra con 11 reti: tecnica mostruosa, splendida visione di gioco, tiro forte e preciso, insomma un vero campione. Ha 24 anni e rappresenta il futuro insiema ad Aranzubia, Del Horno e Iraola.
Attacco: Isma Urzaiz si è confermato centravanti di sicura affidabilità : 8 reti, partendo qualche volta dalla panchina, non sono un bottino scarno. Joseba Etxeberria, promosso capitano, è passato dai 15 gol dello scorso anno ai 6 di questa stagione, ma bisogna dire che ha spesso giocato come ala destra e ha avuto meno occasoni di vedere la porta; in ogni caso, ha giocato un campionato di altissimo livello e si è ampiamente meritato la convocazione per Euro 2004. Santi Ezquerro, uno dei miei pallini, è forse la nota dolente del reparto: si sapeva del suo scarso feeling con il gol, ma le 3 reti segnate quest'anno sono proprio una miseria. Un vero peccato, perchè il numero 9 è tecnicamente sopraffino, salta gli avversari come birilli ma finisce spesso per fare cilecca davanti al portiere (anche se è un buon assit-man). Il giovane Arriaga ha giocato pochissimo e risulta pressochè ingiudicabile.
Delle prospettive per il prossimo anno parlerò un'altra volta, in più ci sarà da seguire anche il calciomercato (l'anno scorso, 0 acquisti, 1 cessione e 3 promozioni dal vivaio: non c'è molto da seguire!). Viva i Leoni!
mercoledì, maggio 19, 2004
Dopo la parentesi turistico-sportivo, torno a parlare delle torture in Euskadi con il caso di
ANDONI MURELAGA, arrestato nel 1990.
Questa vicenda fece particolarmente scalpore perché Murelaga fu arrestato e torturato dalla Ertzaintza, la Polizia Autonoma Basca, e rappresentò il primo esempio di torture compiuto da questo nuovo corpo di polizia, creato dalla costituzione e dallo statuto di Autonomia ed estraneo, per la sua storia, ai corpi di polizia franchisti. Per tali motivi, la notizia provocò un turbamento ed una tristezza superiori a quelli di altre occasioni simili. Gli agenti che avevano arrestato il giovane bizcaino si erano stranamente meritati i complimenti del Ministro spagnolo dell'Interno, e dopo pochi giorni, i responsabili degli Interni di Madrid e di Vitoria raggiungevano l'accordo per il dispiegamento della Polizia Autonoma. Andoni Murelaga comparve davanti al giudice con le braccia coperte di lividi e la mandibola molto infiammata; aveva i testicoli arrossati e manifestava difficoltà nell'orinare. Ma i torturatori, anche in questo caso, sarebbero stati successivamente assolti per mancanza di prove.
martedì, maggio 18, 2004
Ecco come la guida del Touring descrive Bilbao: "Grigia e inquinata come ogni città industriale che si rispetti, Bilbao è capitale dell'Euskadi, un grumo di fabbriche piegato, negli ultimi anni, dalla crisi dell'industria pesante che ha fatto intristire le gigantesche gru del suo porto". Io penso che chiunque abbia scritto quest'idiozia non abbia colto assolutamente l'essenza di questa città meravigliosa, non ne abbia visto il cuore. Io abito nel bel mezzo di un distretto industriale, a Prato, e posso dire di conoscere il grigiore e la bruttezza di una città formata solo da fabbriche e capannoni; Bilbao è tutta un'alta cosa, è permeata da un'atmosfera e da un fascino così particolari da rendere interessanti anche le suddette gru del porto. La capitale della Bizkaia è abitata da circa 370.000 persone ed è conosciuta soprattutto per il suo celeberrimo Museo Guggenheim, un'ardita costruzione, opera di Frank O. Gehry, la cui forma ricorda un fiore; al suo interno, si trovano dipnti di artisti del calibro di Picasso, Mondrian e Kandinskij, solo per citare i più famosi. Ma la vera anima di Bilbao si respira nella parte vecchia, soprattutto nel Paseo del Arenal, che, con le sue Siete Calles (le sette vie più antiche del centro storico), costituisce il cuore della città . La sera, dopo la classica cena consumata piuttosto tardi (i baschi hanno orari strani), le Siete Calles si animano e una quantità incredibile di persone, soprattutto ragazzi, si impradonisce di Bilbao e detta le regole fino al mattino. Nella città vecchia si trova inoltre la Cattedrale di Santiago, una delle tappe dei pellegrini che affrontavano il lungo pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Usciti dalle Siete Calles, ecco l'ensanche, la parte nuova di Bilbao, nata intorno al 1800 e sviluppatasi sino ad oggi. La Gran Via costituisce il centro di questo settore della città : lunga ben 1600 metri, è famosa per i suoi mille negozi (una sorta di Carnaby street basca) e per il monumento nella piazza da cui inizia, quello a Diego Lopez de Haro, fondatore di Bilbao nell'anno 1300. Dal punto di vista della cultura, la città non offre solo il Guggenheim; vi sono infatti altri due importanti musei, il Museo Historico Vasco, nella città vecchia, e il Museo de Bellas Artes. Il primo sorge a testimonianza dell'attività artigianale del popolo basco dal Neolitico ad oggi, ed ospita anche il Consolato di Bilbao; il secondo è una meta obbligata per gli appassionati d'arte, che potranno trovarvi opere di antichi e moderni maestri, tra i quali spiccano i tre grandi spagnoli El Greco, Velazquez e Goya. Per coloro che desiderano conoscere la storia industriale di Bilbao, risulta indispensabile una visita al porto, ancora oggi uno dei maggiori d'Europa, le cui enormi gru rappresentano uno dei mille modi nei quali si esprime l'ingegno dell'uomo e la sua smania di grandezza. Gli amanti dell'architettura non dovrebbero mancare di vedere il ponte mobile di Portugalete (il primo di questo tipo in Europa, in quanto venne costruito alla fine del 1800), paese nei pressi di Bilbao, e il ponte dell'Ayuntamiento, una struttura ardita e sublime nella sua eleganza. Concludo per non annoiarvi troppo. Quello che mi premeva comunicare, alla fine di tutto il discorso, è che Bilbao potrà non essere una città bellissima, però porta con sè un fascino del tutto particolare e merita davvero di essere visitata; la gente, poi, è stupenda, accogliente, amichevole, e vi farà innamorare di Euskal Herria. Il mio consiglio è di andare a Bilbao almeno una volta nella vostra vita.


Il ponte dell'Ayuntamiento.

Il Museo Guggenheim.
Per altre immagini cliccate qui: http://www.norbiton.com/ukdave/bilbao/01plaza_nuevaA.htm. Ci sono una ventina di fotografie incantevoli di Bilbao più altre di alcune città vicine. Buon viaggio!
Scusate se ho dato buca (la gita a Bilbao è rimandata a domani), ma ieri ho fatto tardi per festeggiare a suon di birre l'Athletic, che torna in Europa dopo una lontananza di sei anni. I Leoni hanno battuto 2-1 l'Osasuna al "Sadar" di Pamplona, trovando i tre punti necessari alla ceretzza matematica della UEFA proprio nel secondo derby basco (il più importante è quello con la Real Sociedad). So che la mia felicità può sembrare eccessiva, ma non bisogna dimenticare che l'Athletic Bilbao è una squadra composta unicamente da giocatori nati in Euskal Herria (un serbatoio umano limitato, anche se prolifico) e deve subire la concorrenza di Sociedad e Osasuna, che hanno molti baschi in rosa. Il quinto o sesto posto nella Liga, uno dei campionati più duri del mondo, mi sembra un risultato assolutamente di valore, soprattutto per una squadra senza sponsor (per scelta), senza campioni strapagati e che non gode della protezione di arbitri e federazione. In questa fantastica stagione mi sento di elogiare particolarmente Dani Aranzubia, portiere bravissimo, Tiko, centrocampista centrale i cui gol hanno fatto volare la squadra ad inizio anno, l'inossidabile bomber Urzaiz, la rivelazione Del Horno, terzino sinistro giustiziere del Real Madrid (a proposito, complimentoni alle merdengues per l'annata fallimentare), il sempre grande Etxeberria ed infine Yeste, capocannoniere del club con 11 gol, trequartista dalla classe cristallina e dal sinistro magico. Eskerrik asko Lehoiak!



Un pensiero anche per Roby Baggio, che ha salutato il calcio dopo 18 anni, 205 reti e una classe infinita, che resterà indelebile nonostante il suo ritiro. Grazie di tutto campione! E saluti anche a Beppe-gol, un altro fuoriclasse in campo e nella vita.

domenica, maggio 16, 2004
Sto seguendo su internet Osasuna-Athletic, una partita decisiva...se perdiamo, andare in UEFA sarà difficilissimo...cazzo, sono teso come la corda di un violino e riesco solo a dire: forza Leoni!
PS Ho notato che questo blog, nato per parlare a 360° di Euskal Herria, per ora si è concentrato quasi esclusivamente sugli aspetti politici della questione basca, trascurando (tra le altre cose) di descrivere la bellezza delle città di Euskadi. Preparate la valigia, dunque, perchè domani vi porterò a visitare una delle città più affascinanti del mondo: ritrovo alle 11, andiamo tutti a Bilbao!
MERTXE GONZALES, arrestata nell'ottobre del 1983.
Questo caso suscitò l'indignazione generale della popolazione nel Sud dei Paesi Baschi, sia per la sua modalità , sia per il fatto che si svolse durante il governo socialista. Mertxe Gonzales rivelò di essere stata torturata dopo il suo arresto nell'ottobre del 1983. "Il momento peggiore fu quando mi denudarono e mi fecero "la sala operatoria": mi torsero i seni, mi misero un manico di scopa nella vagina, mi obbligarono a cambiarmi il tampax davanti a loro e mi misero in bocca quello sporco; dopo continuarono a picchiarmi, a palparmi e mi portarono un'altra volta in cella. Poi mi minacciarono di portarmi in montagna e di tirarmi un colpo".
venerdì, maggio 14, 2004
JOSEBA ARREGI IZAGUIRRE, arrestato il 4 febbraio 1981, morto 9 giorni dopo.
Questo caso è un esempio di come, prima dell'ascesa al potere nell'ottobre del 1982, il Partito socialista sembrava essere contrario all'uso della tortura da parte della polizia durante gli interrogatori. Nel febbraio 1981 si era venuti a conoscenza del caso limite di un militante basco morto a causa delle torture subite presso la Direzione generale di Sicurezza, cioè nello stesso commissariato diventato famoso ai tempi di Franco proprio per i suoi numerosi e terribili casi di tortura. Questa caserma si trova a Madrid, in piena Puerta del Sol, proprio sotto l'orologio che segna l'ora ufficiale ed il Km 0 della rete stradale. Il militante massacrato era il giovane Joseba Arregi, arrestato il 4 febbraio 1981: venne trasportato nove giorni più tardi all'ospedale militare di Carabanchel, dove sarebbe morto poche ore dopo il ricovero in seguito alle torture subite. Il partito socialista si schierò apertamente contro la tortura, salvo poi dimenticarsi di questa presa di posizione negli anni a venire, quando vinse le elezioni e fu il suo momento di governare.
IL GOVERNO DI ZAPATERO DECIDE DI AGIRE CONTRO LA LISTA DI HZ
PSOE e PP sono d'accordo nell’esprimere la loro "convinzione" che è "un camuffamento" di Batasuna
In contemporanea con la presentazione del programma di Herritarren Zerrenda (Lista Popolare, N.d.T.), PSOE e PP hanno confermato che sono decisi a mettere tutti gli ostacoli possibili per impedire che questa lista possa concorrere alle elezioni europee di giugno. Nella prima riunione del Patto PP-PSOE, convocata dal nuovo presidente spagnolo, José Luis RodrÃguez Zapatero, i due partiti hanno espresso la loro sintonia, affermando che la presentazione di HZ è "un escamotage e camuffamento" di Batasuna, formazione messa fuori legge. Il Governo del PSOE ha rivelato di avere già dato istruzioni alla Procura Generale e l'Avvocatura dello Stato affinché portino in ambito giudiziario "quella che è una convinzione politica dei due partiti".
Ma sì, nascondetevi sempre dietro a un dito: quella persona l'arrestate perchè "forse" è di ETA, quel giornale lo chiudete perchè "forse" sostiene ETA, quel partito lo bandite perchè "forse" è il braccio politico di ETA...e ora che ne nasce un altro, perchè tutti hanno il sacrosanto diritto di essere rappresentati, voi lo volete chiudere, perchè "forse" è legato a Batasuna che "forse" era legato ad ETA. Siete ridicoli, siete dei fascisti tremendamente ridicoli e tristemente impuniti. Herritarren Zerenda aurrera!
PS L'avevo detto in tempi non sospetti: se vuoi far andare d'accordo PP e PSOE, parla di Euskadi e vedrai come si troveranno uniti (nella repressione).
giovedì, maggio 13, 2004
Il racconto di Joxe Aizpurùa, estradato dalla Francia 2 giugno 1994, arrestato e torturato.
"Alla frontiera mi fecero salire su un veicolo camuffato e tre agenti della Guardia Civil in borghese mi fecero stendere nella parte posteriore del veicolo e, con il capo sempre coperto da un golfino, cominciarono a picchiarmi su tutto il corpo, testa, viso, ventre, testicoli… mentre mi insultavano e mi minacciavano. Così fui trasferito al commissariato della Guardia Civil di San Sebastian, dove, appena arrivato, mi coprirono gli occhi con una specie di benda o maschera con la quale rimasi durante tutto il periodo d'internamento, sia a San Sebastian che a Madrid. Me lo toglievano solo davanti al medico fiscale e durante le dichiarazioni in presenza dell'avvocato d'ufficio. Appena arrivati al commissariato di San Sebastian fui visitato da un presunto medico fiscale, che in nessun momento si presentò chiaramente come tale. Subito dopo la visita, e sempre con gli occhi bendati, cominciarono il lungo interrogatorio e le selvagge torture, che durarono l'intera notte senza cessare un solo attimo, fin verso le sette del mattino del 3 Giugno. L'inizio delle torture fu come una specie di atto rituale. Mi trovavo con gli occhi bendati immerso nel silenzio assoluto, quando questo fu interrotto improvvisamente da grida, insulti, minacce, con altre due voci più basse che mi parlavano all'orecchio e con rumori di passi militari attorno a me. Subito dopo mi misero un specie di benda ai polsi e cominciarono a coprirmi la testa con una borsa di plastica, cosa che , come è risaputo, provoca soffocamento immediato.
Ogni volta che me la mettevano, uno dei torturatori mi afferrava leggermente per i polsi come se si trattasse di controllarmi il battito ed ordinava agli altri quando togliermi la borsa. Tre secondi dopo me la infilavano di nuovo. L'alternanza dei metodi di tortura consisteva nella bolsa, gli elettrodi e le botte su tutto il corpo. La bolsa mi veniva imposta in sessioni da cinque, dieci volte e, dopo ogni serie, mi applicavano gli elettrodi. Potevano essere applicati in qualunque parte del corpo: la punta dei piedi, i polpacci, le cosce, i testicoli ed il pene (in modo particolare), bocca, mani, petto..
A volte mi offrivano un bicchier d'acqua e, mentre sorreggevo il bicchiere, mi applicavano di nuovo gli elettrodi sulla mano: nel rovesciare l'acqua si produceva una scarica ancora maggiore. Immediatamente dopo le grida di dolore che lanciavo per l'applicazione degli elettrodi, avvenivano i pestaggi. Sul viso e sul petto mi colpivano col palmo della mano per non lasciare segni, mentre sul ventre e nei testicoli lo facevano con il pugno chiuso; poi mi colpivano ripetutamente sulla testa con una specie di libro, il che mi provocava la strana sensazione che la testa mi si stesse gonfiando. Fin dall'inizio minacciarono che se avessi parlato e denunciato le torture al giudice o al quotidiano Egin (ora chiuso da Garzòn, il "democratico"), di arrestare ed incarcerare mia madre...
Durante quella lunga notte non mi avevano dato né la cena né nient'altro. E quando uscii dalla cella al mattino non fui vistato dal presunto medico fiscale prima menzionato. All'interno di un furgone della Guardia Civil mi trasferirono a Madrid. Appena partiti da San Sebastian misero la musica a tutto volume e non l'abbassarono durante tutto il viaggio. Il furgone era diviso in vari scompartimenti, cosa che impediva di vedere l'esterno; nel mio c'era solo un altoparlante. Così, in posizione fetale, con continui brividi, abbattuto e distrutto dalla lunga notte di torture, mi portarono fino a Madrid. Quando ci trovavamo già all'interno del posto di polizia, persi completamente la nozione del tempo, lì le sessioni d'interrogatorio furono tantissime, ma non sono in grado di precisare quante, né quando si svolsero. Non mi lasciavano riposare e continuavano a portarmi dentro e fuori dalla cella ed a condurmi a qualche sala per essere di nuovo interrogato. A Madrid mi visitò un medico fiscale, ma non so quante volte e con che frequenza. Quando le chiedevo quando sarebbe tornata, non mi rispondeva niente di preciso, da cui deducevo che i torturatori potevano disporre del tempo a loro piacimento. Quando il medico mi chiedeva se avevo mangiato qualcosa dopo l'ultima visita, io non lo ricordavo; avevo perso completamente la nozione del tempo e riferimenti concreti.
Mi minacciavano costantemente di torturarmi di nuovo se avessi detto qualcosa al medico fiscale. Temendo ciò e pensando che ci fossero microfoni ovunque, in nessun momento denunciai al medico le torture subite. La stessa cosa avveniva con l'avvocato d'ufficio per le dichiarazioni. Mi dicevano che mi avrebbero torturato di nuovo se non avessi cercato di rettificare davanti all'avvocato quello che mi avevano obbligato ad affermare sotto tortura. Una volta compiuto questo rituale, di nuovo, fino alla dichiarazione successiva, continuavano gli interrogatori e le torture. Durante la prima dichiarazione davanti all'avvocato misero in atto una "simulazione": si presentò un falso avvocato, in realtà un membro della Guardia Civil, per controllare il mio comportamento. Ne sono sicuro perché in nessun momento mi presentò alcun documento d'identificazione e perché, alla terza o quarta domanda, finse di star male e sospesero la seduta.
Riguardo al comportamento del medico, devo dire che in nessuna occasione in cui mi visitò al commissariato mi fece spogliare completamente: mi faceva rimanere in slip ma , stranamente, dopo cinque giorni dal mio ingresso nel carcere di Carabanchel, la stessa dottoressa si presentò per farmi un'ultima visita per ordine del giudice e potè vedere i pesanti segni che avevo sul ventre e sui testicoli. Rispetto alle dichiarazioni in presenza dell'avvocato d'ufficio, appena conclusa e quando l'avvocato se n'era andato, gli agenti mi ricordavano il caso di Gurutze Yanci, che la Guardia Civil aveva torturato fino alla morte poco tempo prima".
mercoledì, maggio 12, 2004
"Tutti hanno il diritto alla vita e all'integrità fisica e morale, senza che, in nessun caso, possano essere sottoposti a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti" (Articolo 15 della Costituzione spagnola).
La Convenzione contro la tortura ed altre pene crudeli, disumane o degradanti, venne sottoscritta a New York il 10 dicembre 1984 e ratificata dallo stato spagnolo il 19 ottobre 1987; inoltre, lo stato spagnolo ratificò a Strasburgo, il 2 maggio 1989, la Convenzione Europea per la prevenzione della tortura e dei trattamenti disumani.
In realtà , tra il 1982, anno della vittoria elettorale del Psoe (partito socialista spagnolo) ed il 1990 le denunce sono state 484. Solo nel 1993, 84 detenuti nel Sud del Paese Basco hanno denunciato davanti al giudice di essere stati torturati dalla polizia. Nel 1992 sono state registrate 118 denunce e nel 1991 64. Le denunce per tortura sono un centinaio ogni anno. Inoltre, ci sono i casi che non vengono denunciati per la paura del torturato di essere nuovamente arrestato; il terrore che accompagna il detenuto dopo la terribile esperienza è tale che in moltissimi casi egli preferisce non denunciare al giudice di essere stato torturato, o non osa farlo per timore di nuove torture; per questo il numero di casi di tortura conosciuti è sempre inferiore ai casi reali.
"Le torture non esistono; quello che succede è che i detenuti di Eta hanno l'ordine di denunciare torture sistematicamente" (Felipe Gonzalez, primo ministro del PSOE). Se vi par normale...
martedì, maggio 11, 2004
Ieri sera, mentre il film che guardavo su Rete4 era in pubblicità , ho sciaguratamente cambiato su "Porta a Porta", dove un parterre di soliti noti (e solite facce da cazzo, aggiungo) discorreva amabilmente sulle torture in Iraq. Dopo 5 minute di troiate assolute, in cui le parole "sdegno", "orrore" e "vergogna" sono state ripetute almeno 500 volte a testa (anche da una come Fiamma Nirenstein, che, per quello che dice, dimostra ampiamente di non conoscere il significato di tali termini), mi sono deciso e sono finalmente andato in bagno a vomitare. Ora, dico io, che bisogno c'è di prendere per il culo la gente a quel modo? In Italia, è di questi giorni la sentenza per le torture alla caserma di Bolzaneto (nonchè l'approvazione della legge che, di fatto, depenalizza gli atti violenti compiuti nelle caserme, anzi non li considera affatto come reati); dunque, perchè cazzo si indignano quei pidocchiosi mangiapane a tradimento di Boselli e degli altri decerebrati che erano ieri da Vespa-Vermilinguo? In Italia si tortura, in Spagna si tortura, in USA si tortura e, ebbene sì, in Iraq si tortura. Chi si stupisce è un ipocrita. Punto e basta. Un mio amico, che faceva servizio in ambulanza, una volta ha visto picchiare un extracomunitario accusato di scippo (non di rapina a mano armata) da 4 poliziotti, che lo avevano buttato a terra e lo stavano riempiendo ci calci e pugni. In mezzo alla strada, quindi pensate a cosa succede nelle caserme. E i politici si indignano per quello che fanno gli altri. Ma andatevene affanculo. Visto che la gente non sa, scriverò ogni giorno un caso di tortura (che a volte, ricordo, finisce con la morte) verificatosi in Euskal Herria; le puntate saranno molte, perchè gli spagnoli non ci vanno affatto piano. Ma, guarda caso, nessuno si indigna.
"Non avevo mai subito l'applicazione degli elettrodi. E' come se tutto il corpo si lacerasse; te lo alzano, ti strappano le viscere. E' come ferro che brucia, come un spatola che ti strappa la carne, come se fossi uno straccio che stanno facendo a brandelli" (parole di un prigioniero basco torturato dalla Guardia Civil).
Proprio in questi giorni l'opinione pubblica globale si scandalizza per le torture dei soldati americani nei confronti dei prigionieri iracheni. Quanta ipocrisia in tutto ciò! Ogni giorno, in ogni parte del mondo, cittadini comuni vengono torturati e umiliati ma nessuno sembra accorgersene (nonostante i rapporti di Amnesty), mentre tutti si sentono offesi come uomini di fronte alle torture made in USA. Secondo me, prima di sindacare sulle magagne altrui, molta gente dovrebbe tacere e ricordarsi di quello che succede in casa propria (do you remember Genova?).
venerdì, maggio 07, 2004
Questo è il racconto di Anika, arrestata e torturata per i suoi presunti legami con ETA.
"Oggi incomincerò a scrivere sul nostro arresto, avvenuto il 28 febbraio 2002, e sui duri eventi successivi. Non so quando finirò, ma continuerò poco a poco, da una parte perché le compagne mi hanno detto che devo tirare fuori quello che ho dentro e, dall’altra, perché voglio dare una testimonianza, perché voglio ricordare il massimo possibile. So che mi sarà molto difficile, poiché non controllo ancora molto bene la nozione del tempo, ma cercherò di farlo nel modo migliore.
Erano le 7.00 quando i colpi mi svegliarono. Il mio compagno Eneko stava al mio fianco e lo svegliai, completamente sconvolta […]; rimanemmo col bambino mentre quei terribili colpi spaccavano la porta. Vedendo che si era rotta incominciammo a gridare "Non sparate, c’è un bambino! C'è un bambino!". Allora sentimmo: "Uscite, tutti a terra!" [...]
Non sapevo dove andavo; inciampavo continuamente, poi mi misero in una cella […]. Una voce brusca mi domandò "Chi ti ha detto di sederti? Contro il muro!". Io, con un salto, dato che mi ero spaventata molto, mi alzai e mi misi contro la parete. Dopo un momento sentii il rumore dei catenacci e, tra parole che non capivo, sentii qualche colpo e qualche grido. Per non sentire quello che stava accadendo, mi coprii le orecchie e cominciai a cantare dentro di me. Dopo, aprirono il catenaccio della mia cella ed entrò almeno un uomo. Mi fece delle domande. Io gli rispondevo di no o che non sapevo. Allora, dopo avermi dato un colpo sulla testa, mi minacciò: "D'accordo, se non vuoi collaborare ho cinque giorni per farti parlare. Ti volevamo dare un'opportunità , ma a qualcuno deve toccare e se non vuoi collaborare, condividerete tutto, andrete tutti dentro".
La donna che mi aveva accompagnato per tutto il tragitto, disse all'altra che io avevo un bambino, che era molto bello.... Facevano commenti come che si sarebbero presi il bambino, che ero una cattiva madre, che era una pena, ma che non sarei tornata a vedere mio figlio, che il poverino sarebbe rimasto nelle mani dello Stato finché io stavo in prigione eccetera. Avevo ancora in mente l’irruzione in casa e l’ immagine di mio figlio in quel momento, un’immagine che non mi ha ancora abbandonata.
Mi misi in piedi, contro la parete, con un salto. L'uomo entrò e mi domandò: "Sei mestruata?", gli risposi di no, ma mi disse, nel caso avessi bisogno di assorbenti, di chiederli. "Qui succedono cose che non sono normali, il metabolismo cambia, dunque non stupirti se dovessero venirti".
Quando ero in cella, quella notte, entrarono tre o quattro uomini e cominciarono a fare domande. Io rispondevo, ma le mie risposte non gli piacevano. Si arrabbiarono molto, e cominciarono ad insultarmi. "Furbona, troia, figlia di puttana, ti ammazziamo!". Mi domandavano di mio figlio, facendo commenti molto duri sulla sua situazione.
Mi spinsero, sbattendomi contro la parete. Io stavo piangendo e tremando, ripetendo che dicevo loro la verità , ancora e ancora. Mi ordinarono di fare flessioni, dall'alto in basso, fino a che caddi. E cominciava un'altra volta la stessa cosa. Non so quanto tempo passò; dopo, quando andarono via, mi dissero che mi avrebbero dato tempo per pensare e che sarebbe stato meglio se avessi parlato, che se no mi avrebbero fatto parlare loro.
Ero spaventata. Questa volta mi misero la benda e mi tirarono fuori dalla cella; non vedevo che la parete, era bianca. Ricominciarono col primo interrogatorio e non credevano a quello che dicevo loro. Ogni volta si facevano più violenti. Un'altra volta colpi sulla testa, spintoni, grida, flessioni fino a che le gambe non poterono più sopportare... all'improvviso, uno mi ordinò che mi denudassi. Io, spaventata e tremando, dissi loro che non mi sarei spogliata, che non mi sarei tolta i vestiti. Nella stanza c'erano tre o quattro uomini ed uno di essi mi disse: "Ah no? Adesso te li tolgo io!". Cominciò a togliermi il maglione, dopo la maglietta ed alla fine il reggiseno.
Tornarono nella cella e cominciarono con l'interrogatorio. Io continuavo a dire la stessa cosa. Uno disse: "Bisogna cambiare metodo, spogliati e resta solo coi calzini!". Sentii un brivido e mi denudai tra pianti e tremori, sempre guardando contro la parete, lasciando i vestiti per terra. Nelle sue mani mi sentivo nuda sia fuori, sia dentro. Tra le domande, mi ripetevano in continuazione "Ferma!", quando portavo le mani a coprire la pancia o il viso. Nel frattempo mi davano colpi sulla testa, mi palpeggiavano il corpo, altri spintoni e tirate di capelli...
A un certo punto uno di essi mi disse di allungare all'indietro il braccio. Allora mi mise in mano quella che al tatto riconobbi come una pistola e mi ordinò che la prendessi. Mi disse che quella pistola era stata utilizzata per assassinare un consigliere comunale di Saragozza.
Non so dire quante volte (forse due o tre), mi interrogarono in questo modo, nuda, fino a che cadevo.
Aveva le gambe molto pesanti e doloranti. Palpeggiamenti alla pancia, al petto, al culo... stavo molto male, mi sentivo molto male.... Tornarono ad aprire la porta della cella e mi misero la benda, ed invece di portarmi in una stanza, mi condussero di nuovo dal medico legale. Come la volta precedente, venne verso le 20.00, pensai che era passato un giorno intero e mi rallegrai, ma non era così, perché erano solo le 12.00. Sprofondai in un buco nero. Al medico legale dissi che avevo una paura spaventosa. Tremavo. Seduta sulla sedia, sembrava che stessi saltando. Gli dissi che se avesse detto loro qualcosa mi avrebbero ammazzata, ma lui mi rispose che quello che avrei detto lo avrebbe letto solo il giudice.
Qualunque rumore mi provocava tremori, il cuore mi saltava in gola e cominciavo a tremare. Un'altra volta l'inferno. Denudarmi, palpeggiamenti, flessioni, movimenti osceni da dietro, botte sulla testa.... Erano arrabbiati ed io non potevo fare niente. Allora mi dissero che mi avrebbero violentata con un vibratore o con un bastone. Allora uno di essi mi incominciò a spalmare un gel o qualcosa di simile sulla parte superiore del culo, dicendo che sarebbe stato di aiuto. L’altro gli diceva di non mettere niente, "così che si rompa dentro". Sentii un bastone o qualcosa di simile scendere dalla schiena verso il culo. Mi prese un attacco di nervi, soffocavo e dovevo respirare molto rapidamente, i miei piedi non sopportarono il mio peso e crollai.
Poi mi dissero di vestirmi ed andarono via. Passato un minuto, dalla porta mi ordinarono di stare in piedi, contro la parete. Non posso descrivere come stavo. Completamente distrutta. [...]
Mi dissero che mi avrebbero applicato gli elettrodi. Alla domanda sul dove, risposero chiedendomi "Vuoi avere altri figli?". Allora, mi gettarono acqua sulla parte inferiore del culo. Mi fece una gran impressione e feci un salto. Il cuore accelerò, sentii qualcosa, mi avevano toccato con qualcosa. Mi venne un altro attacco, respiravo molto rapidamente, mi mancava l'aria, mi tremava tutto il corpo.... mi lasciarono in pace.
Mentre mi riportavano in cella, mi fecero fermare. Sentii una respirazione forte e rapida, dissero "Ascolta, ascolta, je, je, sembra un orgasmo, eh?". Allora mi resi conto che avevano messo la borsa (tortura che consiste nel mettere un sacchetto in testa al prigioniero per portarlo al limite del soffocamento, N.d.T.) a qualcuno. Mi sentii molto male. Mi portarono di nuovo dal medico legale. [...]
Fu più o meno allora che cominciai ad avere allucinazioni. Al principio furono le macchie nere che c'erano sulla parete che cominciavano a muoversi davanti a me. Ma poi, cominciarono a prendere forma, forma di donna, di un pidocchio, di un pastore, eccetera. Quindi incominciarono a crescere ed a prendere forme di pupille di un viso, la porta di una casa.... Io chiudevo gli occhi e me li sfregavo, ma continuavano[...] . Allora incominciai anche a pensare che avevo iniziato a crollare.
Intanto, gli interrogatori continuavano. A volte nella cella stessa, altre in una stanza o nei gabinetti. Allora cominciarono ad utilizzare altri metodi. Mi misero in mano un sacchetto e mi ordinarono che me lo mettessi in testa. Io lo feci, era distrutta, voleva che tutto finisse in un attimo. Ero molto nervosa. Quando videro che stavo rimanendo senza respiro, mi tolsero il sacchetto.
Di solito, prima di venire da me, facevano una visita al mio compagno. Lo tiravano fuori tra rumori e botte, dicendogli cose come "te la farai addosso, vieni qui, cretinetti", affinché io li sentissi. Sentivo anche le visite ad altre persone, molto simili. Ero isterica, mi portavo le mani agli occhi e mi tappavo le orecchie. Supplicavo, tra tremori e pianti, che tutto finisse. Quello sì che era insopportabile. Allora si arrabbiavano molto: "Perché tremi? Smetti di tremare! Smetti di tremare subito!". Non riuscivo a controllare le reazioni del mio corpo.
Una volta, durante l'interrogatorio, uno di essi, molto arrabbiato, mi disse che non stavo collaborando e che mi facevano scegliere tra la porta di uscita, (in pratica una simulazione di fuga) e il sacchetto. Io risposi loro che se volevano ammazzarmi, preferivo la porta. Stavo molto male. Allora, dopo non so quanti giri, per il recinto, per i corridoi, sempre con la benda e tenuta stretta per le braccia, sentii il rumore metallico di una porta e dandomi un gran spintone, mi gridarono "Corri, corri!". Io, bendata, senza vedere niente, coi lacci delle scarpe sciolte, in qualche modo cominciai a correre, gridando e piangendo. Improvvisamente, uno mi fermò da dietro. Quando ritornai alla realtà , mi resi conto che mi trovavo in una grande sala.
Mi portarono di nuovo in cella, per vedere se mi calmavo. Ma non mi diedero tempo, dato che ritornarono subito. Tornò l'uomo che dava gli ordini: "Adesso basta con le sciocchezze, fatele provare il sacchetto!". mi collocavano il sacchetto sulla testa e cominciavano ad interrogarmi. All'inizio potevo respirare, non mi spaventai troppo (a parte la situazione nella quale mi trovavo), ma poi stringevano. Soffocavo. Mi rimettevano il sacchetto ancora e ancora, mentre mi interrogavano. Una volta uno mi chiuse la bocca ed il naso mentre mi diceva "Non mordere il sacchetto!". Le gambe mi cedettero, persi la forza e vedevo tutto nero [...]. Mentre riprendevo conoscenza, mi resi conto che ero caduta all’indietro che uno di loro mi sosteneva da dietro, sotto le braccia, ed altri due, posizionati uno per lato, mi controllavano le pulsazioni ed i battiti del cuore Quando mi portarono su, ero distrutta, perché mi avevano utilizzato anche per far soffrire Eneko.
Arrivati in qualche posto, mi dissero di sedermi e, senza togliermi la benda, mi dissero "leggiamo la tua dichiarazione e dopo che l’avrai imparata a memoria, saliremo di sopra e la ripeterai davanti ad un avvocato d'ufficio". E cominciarono a fare domande alle quali dovevo rispondere. Le mie risposte non erano di loro gradimento ed allora mi dicevano quello che dovevo dire. All’inizio protestai, ma dopo mi dicevano cose come "Vuoi che ti mettiamo il sacchetto? Ancora non hai provato la vasca da bagno né cose peggiori, ma sappiamo dov’è tuo fratello. Vuoi che te lo portiamo? Vuoi abbracciare tuo figlio?".
Mi fecero pensare che non c'era niente da fare, che ero nelle loro mani e che potevano fare quello che volevano. Ripetemmo a lungo la dichiarazione più e più volte, fino a che l'imparai a memoria. Li sentivo contenti. Mi dissero che tutto era finito, ma non era la verità .
Un'altra volta mi tirarono fuori dalla cella e mi portarono in un'altra stanza. Parlavano tranquillamente, come se fossero amici. Allora mi dissero che mi avrebbero presentata ad un amico di nome "Bestia", il Guardia Civil che picchiava forte i detenuti. Sentii il rumore della porta ed una forte voce mi saluto e mi raccontò alcuni passaggi della mia vita. Ma quando andò via, nella stanza di fianco, cominciai a sentire rumori spaventosi, botte, e grida di sofferenza mischiate con la voce di quel "Bestia". Diventai molto nervosa, piangendo e tremando; con le mani mi coprivo gli occhi e le orecchie.
Mi portarono di nuovo dal medico legale. Era il quarto giorno, ma ne dovevo trascorrere ancora uno e una notte con loro. Con grande paura, ma pensando che era l'ultima opportunità , gli raccontai rapidamente tutto e di nuovo mi disse che la relazione l’avrebbe letta solo il giudice, nessun altro. Io lo supplicai di non far sapere loro nulla, che dovevo restare ancora un giorno ed una notte, e che se fossero venuti a sapere qualcosa mi avrebbero ammazzata [...].
All'improvviso si fermarono di fronte della mia cella. Il mio cuore saltò. "Anika!, che cosa hai detto al medico legale?". Aprirono la porta ed entrarono. Ero molto spaventata, terrorizzata. Cominciai a tremare pensando che mi avrebbero ammazzata sul posto. Erano molto arrabbiati, mi diedero qualche colpo e qualche tirata di capelli, ma la cosa peggiore furono le minacce che mi fecero rispetto alla mia dichiarazione. Mi ripetevano ancora e ancora quello che dovevo fare davanti al giudice [...].
Dormo ancora male, ho incubi ed il dolore nelle gambe non mi permette di riposare bene. Ho la vista molto stanca. Spesso ho mal di testa. Non mi concentro, fatico a leggere e scrivere. Mi ci è voluta tutta una settimana scrivere questo, l'ho dovuto fare poco a poco.
Quando ero davanti al giudice, mi domandò se volevo dichiarare o no [...]. Mi sentivo completamente persa. Chiesi al giudice di aiutarmi. Io non sapevo come incominciare la dichiarazione. Allora cominciò a fare le stesse domande sella polizia, e allora gli dissi che non volevo dichiarare [...]. Allora, gli domandai se potevo raccontare quello che mi avevano fatto per torturarmi, ma il giudice mi domandò "Che cosa dichiara? Solo quello che vuole lei?" mi sentii male, intimorita, e non dissi nient'altro [...].
Quanto ho scritto qui, non è sufficiente a spiegare. Non possono raccontare tutto, perché rimane sempre qualcosa. La cosa peggiore è il terrore che si sente e che non si può descrivere, si può solo vivere".
mercoledì, maggio 05, 2004
Iraq? Corea del Nord? Cecenia?


No, Euskal Herria.
Il worm W32.SASSER ha mietuto un'altra vittima...il mio pc! Solo oggi, dopo 5 giorni di assedio, sono riuscito a liberare la mia fortezza privata dalle oppressive forze del male. Domanda: perchè la gente, invece di entrare nei siti delle multinazionali e fotterli o di creare virus ad hoc per aziende tipo Coca-cola o Nike, rompe i coglioni a noi poveri stronzi che per pagarci un computer ipotechiamo anche la mamma? Augurare ai suddetti creatori di virus, worm e trojan almeno una settimana sul cesso mi sembra il minimo...