mercoledì, marzo 31, 2004
E tanto per non dimenticare le cose serie...

Due poliziotti lanciano lacrimogeni sui manifestanti pro-Batasuna (Donostia, 8/9/2002); sul muro la scritta recita "Batasuna avanti".
Dato che il post sulle mie vicissitudini alcolico-amorose ha innescato una serie di commenti insperati (grazie a tutti per il supporto, siete stati davvero gentili!), voglio provare a tratteggiare la situazione in cui sono invischiato per vedere se qualcuno può darmi un consiglio di quelli giusti. Allora, le cose stanno così: io sono perso di lei, lei è persa di un altro, lei ha però un occhio di riguardo per me. Esplico: quando le ho chiesto di uscire ecc ecc, lo ha fatto volentieri, poi mi ha detto che non voleva prendermi per il culo in quanto invaghita di un non meglio identificato stronzetto (che peraltro abita vicino a casa mia, e spero proprio di non incontrarlo mai); suddetto pezzo di mota, ovviamente, non la caga e la fa soffrire, dunque lei, altrettanto ovviamente, è cotta come una pera. Dopo avermi premesso tutto ciò, però, mi ha anche detto di provare per me qualcosa di più di una semplice simpatia, ma di non volere/potere approfondire a causa del cretino di cui sopra. Domenica, subito dopo la mia performance (ubriachezza molesta, cazzate a raffica che nemmeno ricordo e sboccata finale) abbiamo parlato sul terrazzo (temperatura: -10° C), ribadendo i soliti concetti, e ci siamo salutati con un doppio bacio (notare che mi bacia sempre agli angoli della bocca...) e con la promessa di risentirci presto (non ho capito chi dei due dovrebbe chiamare). Se qualcuno ha un'idea, per favore me la comunichi d'urgenza! Poi vi dirò cosa ne penso io di tutta la faccenda...
Immagini di un popolo oppresso





Doposbronza tremendo...mal di testa, vertigini, stomaco sottosopra...volevo parlare di Batasuna ma non c'ho la testa oggi. Come ci si può ridurre in questo stato per una ragazza? Queste cose si fanno a 16 anni, non a 23 cazzo... Eppure quando ti prende male in quel modo, quando la vedi alzarsi per parlare a telefono con un altro, quando la senti ridere e scherzare con un altro, quando ti si siede quasi sulle gambe, ti guarda negli occhi e ti senti svenire, quando il sottile gioco di sguardi sembra darti ragione, ma la ragione non ce l'hai, quando tutto ciò si mischia è inevitabile attaccarsi a qualsiasi bicchiere o bottiglia transitino nelle vicinanze e bere fino a vomitare l'anima. Non prendevo una botta alcolica così da 6 o 7 anni. Complimenti a me stesso. Non ho risolto niente, ora sto di merda e la sua considerazione per me è precipitata sotto il livello del mare. Ora scusatemi, vado a vedere se è rimasto qualcosa per uccidere definitivamente il mio fegato...
La repressione in Euskal Herria, ovvero Tutto ciò che non avreste mai potuto sapere sui governi "democratici" spagnoli.
Seconda puntata: la tortura.
Parlando, nella prima puntata di questa mini-inchiesta, della chiusura di "Euskaldunon Egunkaria", avevo sottolineato come il direttore Otamendi avesse denunciato pubblicamente (ovviamente senza essere minimamente considerato) le torture subite da lui e dagli altri giornalisti arrestati nella caserma della Guardia Civil in cui erano stati trasferiti. Purtroppo questo non è stato un episodio isolato, tutt'altro, anche se l'argomento tortura non gode di alcuna rilevanza sui mezzi di comunicazione spagnoli. Amnesty International ha segnalato più volte il problema al governo spagnolo, che però ha sempre respinto al mittente le accuse. In Euskal Herria, in un periodo compreso dal 1992 al 2002, sono stati denunciati più di 1100 casi di tortura, perpetrata mediante percosse, elettrodi, simulazioni di esecuzioni, violenze sessuali ed altre violenze fisiche e psicologiche (tra cui la famigerata "bagnera", ovvero l'immersione forzata della testa in una vasca piena di acqua sporca); 7 militanti baschi sono morti dal 1977 nelle carceri spagnole. La Guardia Civil è particolarmente famosa per il suo ricorso alla tortura, ma anche le polizie autonome non scherzano; negli ultimi anni c'è stata addirittura un'estensione delle pratiche violente non solo ai baschi e agli altri prigionieri politici, ma anche ai detenuti extracomunitari (una persecuzione di chiaro stampo razzista). Cosa hanno fatto i governi spagnoli per frenare questa escalation di brutalità? In una parola, nulla. Anzi, mediante amnistie e promozioni sul campo dei funzionari già condannati dai tribunali, hanno praticamente legittimato il ricorso alla tortura. Un esempio di ciò è la medaglia conferita a Meliton Manzanas, il capo della Brigada Politico Social (polizia franchista) di San Sebastian, ucciso da ETA nel 1968 e ricordato per i suoi metodi sadici e violenti durante gli interrogatori dei prigionieri. Il governo di Aznar, tanto per non smentire la propria vocazione fascista, ha voluto metterci del suo con la chiusura forzata del sito dell' "Associazione contro la tortura di Madrid", un'organizzazione che aveva denunciato centinaia di casi di maltrattamenti subiti da cittadini baschi e spagnoli da parte delle forze di sicurezza iberiche.
Per chiudere, inserisco la trascrizione dell'intervista rilasciata dal direttore di Egunkaria, Martxelo Otamendi, ad Angelo Miotto di Radio Popolare.
"Sono stato arrestato nella notte di giovedì. La Guardia civil ha fatto irruzione in casa mia, e hanno perquisito tutto, guardato in tutte le mie cartellette, nelle mie borse. Poi siamo andati nella redazione del giornale, che è stato chiuso e poi ci hanno portati tutti a Madrid, senza neanche dirci che ci avevano arrestato. Poi... poi sono cominciati gli interrogatori e nelle celle della caserma della guardia civil mi hanno messo due volte la borsa sulla testa, cosa che mi ha provocato asfissia, umiliazioni fisiche e psichiche ... È incredibile, è una vergogna che ci possa essere un così alto grado di impunità nel 2003 in un paese dell'unione europea".
D. Sentivate le urla dei vostri compagni nelle celle vicine?
Abbiamo sentito anche le grida dei compagni che erano detenuti nelle altre celle e abbiamo sentito delle torture che venivano fatte nei locali vicini. Non erano solo botte ai detenuti, ma anche colpi alle pareti, porte sbattute con violenza per mettere paura, provocare terrore e per prepararci psicologicamente a quello che avremmo dovuto subire una volta sottoposti ad interrogatorio, quasi come per dirci quale tipo di scenario ci aspettava. Ci hanno anche raccontato menzogne per terrorizzarci. Ci hanno raccontato che Martin Ugalde (81 anni, decano della cultura basca) era morto durante la perquisizione della sua abitazione, cosa che non è affatto vera. Quando viaggiavo verso Madrid ero convinto che non mi avrebbero toccato, perché io sono il direttore di un giornale. Eppure... e quando vedi cosa succede anche ad un altro amico arrestato, un intellettuale basco (Torrealdai) di grande fama, allora ti chiedi: ma se torturano noi, chissà cosa combinano quando arrestano un ragazzo di diciott'anni perché ha tirato una pietra. Quando siamo usciti c'erano venti mezzi di comunicazione ad aspettarci, ma ai giovani arrestati non è riservato lo stesso trattamento. Se a me fanno la borsa (un sacchetto di plastica messo sulla testa per non far respirare, ndr), se ci riempono di botte, ai giovani che non sono conosciuti, che cosa possono fare? Quando ho dichiarato davanti al giudice ho raccontato tutto, ma il giudice non ha detto niente su queste denuncie di tortura.
D. Ma i giornali spagnoli perché non ne parlano?
I giornali non scrivono niente perché in questo clima politico non si azzardano a raccontare che esiste un grado di impunità così grande.
D. Cosa farai?
Dobbiamo fare il nuovo giornale, assicurarci che gli altri amici possano uscire dal carcere, costruire la piattaforma per la creazione del nuovo giornale, denunciare la tortura e lavorare contro di essa.
D. Le accuse contro di voi?
Le carte contro il giornale e contro di noi sono del 1990, io non ho mai preso ordini o direttive da Eta. I rispondo solo ai miei giornalisti, ai miei lettori, a tutti quelli che stanno lavorando nel paese per la diffusione dell'euskera.
mercoledì, marzo 24, 2004
Ecco i cori che abbiamo cantato al San Mames, per non dimenticare un'esperienza meravigliosa: "A por ellos, eh eh, a por ellos ehaheh!" (Andiamo a prenderli); "Beste bat, beste bat" (Ancora uno); "El bote San Mames" (Tutto il San Mames); "Athleeeeeeeetic...eup! Athleeeeeeeeetic...eup! Athletic, Athletic, herria!" (Forza Athletic, appartieni al popolo); "Julen Julen, Julen Julen" (dedicato a Guerrero che si scaldava); "Quando juega marca siempre Ismael" (Quando gioca segna sempre Ismael - dedicato a Urzaiz, andato a segno contro il Mandril); "Leones, leones, i-ta-lianos!" (questo lo cantavamo solo noi italiani!); "Yo odio al Real Madrid" (molto gettonato...); "Rauuuuuul...tu mujer està fichando" (Raul, tua moglie sta scopando - cantato poi anche ad altri madridisti). A fine partita abbiamo insegnato ai tifosi baschi il famoso gesto di Totti: silenzio, 4 pere e a casa...che goduria! Da domani il sito ritornerà serio, con la seconda puntata delle repressioni in Euskal Herria, ma oggi sono ancora troppo esaltato, soprattutto dopo aver rivisto i gol ieri a StudioSport...Beti aupa Athletic!
Ciao a tutti, rieccomi qua! Ragazzi, che esperienza...l'ospitalità squisita, il pranzo di sabato con altri 3000 tifosi, lo stadio, i cori, la partita, la festa dopo la vittoria (4-2, erano 27 anni che l'Athletic non rifilava 4 pere al Madrid), la festa del dopogara, Bilbao, il vino...e tantissime altre cose! Sono ancora stanchissimo, scrivo giusto due righe e poi torno a letto fino all'ora di pranzo. La città è davvero bellissima, la gente è stupenda, ci hanno accolto e ospitato in un modo eccezionale. La partitaè stata incredibilie. Vantaggio nostro con Yeste al 41', raddoppio di Urzaiz al 44' e pensiamo già di aver vinto...poi Raul fa una doppietta e al 62' stiamo 2-2. Quando in molti cominciano a pensare ad una terribile beffa, Del Horno segna il 3-2 di testa e, dopo pochissimo, realizza anche il 4-2 al termine di una discesa incontenibile, proprio mentre il pubblico (me compreso) grida a squarciagola "Beste bat!" (Ancora uno, in euskera). Che dire, tutti hanno detto che gli italiani portano bene! Di sicuro l'esperienza del tifo bilbaino è unica ed è davvero brutto tornare in Italia e vedere quello che hanno fatto gli ultrà a Roma...no comment. Pensare che al San Mames non ci sono curve e chiunque può far partire un coro, immediatamente cantato da tutto lo stadio... Chiudo con la foto dell'eroe del match, Asier Del Horno, terzino sinistro di grandi potenzialità che, negli ultimi tre anni, ha sempre segnato a Bilbao contro il PutoMandril (come lo chiamano lì!); a mio parere, però, il migliore è stato Yeste: sinistro felpato, tecnica enorme e visione di gioco splendida. Tutti hanno comunque giocato alla grande! Aupa Athletic!
Sono completamente preso dai preparativi della partenza...domani mattina treno per Torino, da lì a Milano, aereo e sabato mattina arrivo a Bilbao, in tempo per la partitissima Athletic Club-Real Madrid. Saluto tutti quelli che capiteranno qui e che sono passati a farmi una visita fino ad oggi, e sono abbastanza, molti più di quelli che avrei potuto sperare! Dovrei tornare a scrivere qui martedì (se non cade l'aereo), quindi arrisentirci a presto!
Ieri ci sono stati i risultati delle elezioni in Spagna: vittoria dei socialisti, Aznar a casa (era l'ora), 7 seggi al PNV (nazionalisti moderati baschi), 8 alla sinistra catalana (7 più delle scorse votazioni), il resto a partiti minoritari (tra cui i nazionalisti galiziani). Sono contento solo per la sinistra di Catalunya, mentre della vittoria socialista me ne sbatto abbastanza. Da una parte è bene che i popolari siano andati a casa, dall'altra so benissimo che, destra o sinistra al governo, per Euskal Herria nulla cambia: la repressione culturale è, e resterà, la parola d'ordine, in particolar modo in Bizkaia e Gipuzkoa. Dicono che Aznar e i suoi abbiano perso a causa degli attentati, da un lato per il loro tentativo di mistificare dando la colpa a ETA, dall'altro per la politica estera di appoggio agli USA che ha fatto finire la Spagna nel mirino di Al Qaeda. Non so. Di sicuro un popolo non cambia opinione per un singolo fatto, così, da un giorno all'altro; di sicuro Aznar aveva rotto le palle e l'attentato di Madrid è stata la classica goccia. Ripeto, chiunque sia al governo non farà nulla per EH, dunque inutile perdersi in considerazioni politiche. Riguardo al problema basco popolari e socialisti sono uniti: uniti nella repressione.
La repressione in Euskal Herria, ovvero Tutto ciò che non avreste mai potuto sapere sui governi "democratici" spagnoli.
Prima puntata: la chiusura di "Euskaldunon Egunkaria".
"Euskaldunon Egunkaria" è, o meglio era, l'unico giornale di Euskal Herria completamente redatto in lingua basca, con una tiratura di 11.200 copie giornaliere (circa 40.000 lettori su un totale di 700.000 persone in grado di capire l'euskara). Il 20 febbraio 2003 la Gurdia Civil ha posto i sigilli alla sede del quotidiano e ha arrestato 10 persone, tra cui il direttore Martxelo Otamendi; i giornalisti sono stati accusati di connivenza con ETA, e la chiusura della testata è stata motivata con la presunta strumentalizzazione, da parte dei terroristi, di "Euskaldunon Egunkaria". Il 22 febbraio una grande manifestazione a Donostia ha protestato contro questo ennesimo atto autoritario, effettuato sulla base di sospetti generici e non di prove; nel frattempo, i redattori del quotidiano in basco si sono affrettati a realizzarne un altro, "Egunero", che ha subito iniziato una campagna in favore degli arrestati. Il direttore Otamendi, una volta rilasciato su cauzione, ha negato le presunte connivenze del giornale con ETA e ha immediatamente denunciato le torture subite in caserma da lui e dai suoi compagni, una denuncia ovviamente caduta nel vuoto; Otamendi ha inoltre dichiarato di voler impegnarsi da subito col nuovo quotidiano. Una domanda sorge a questo punto: perchè? Per quale motivo il governo di Aznar ha chiuso un giornale (un atto da dittatura, non certo da democrazia)? La risposta è semplice: con la scusa onnipresente di ETA, gli spagnoli cercano di minare la crescita del movimento culturale basco, che, negli ultimi anni, è stata lenta ma costante. Questo atto di persecuzione ricorda in modo terribile il caso di "Eguna", il primo quotidiano in euskera, cancellato nel 1936 ad opera (pensate un pò) del regime di Franco. La chiusura di "Euskaldunon Egunkaria" rende dunque evidente che l'offensiva dello stato spagnolo non è contro ETA, ma contro il popolo basco, la sua identità e il suo diritto all'autodeterminazione.
I livelli di distorsione che l'informazione di massa riesce a raggiungere sono davvero pazzeschi. Subito dopo l'attentato di Madrid, seguendo le indicazioni del governo spagnolo, ogni telegiornale ha accusato ETA, e per mezza giornata non ho visto altro che attivisti baschi, muniti di passamontagna, intenti a bruciare bandiere della Spagna. Mai, nel nostro paese (di merda), si era mai sentito tanto parlare di ETA (sulle repressioni in Euskal Herria, invece, tutti ovviamente zitti). Poi, con l'avanzare dei sospetti islamici, la questione basca è scivolata di nuovo nel dimenticatoio, dove resterà fino al prossimo attentato. In mezzo a tutto ciò, ho assistito a degli sfondoni clamorosi, a delle omissioni pazzesche, a delle mistificazioni da galera del giornalismo. Ma adesso mi fermo un attimo, è quasi mezzogiorno e ci sono i 3 minuti di raccoglimento. A dopo. Rieccomi. E' stato davvero orribile vedere le immagini della tragedia e, subito dopo, ripartire il Grande Fratello: ripeto, è un paese di merda questo. Comunque, dicevo delle mistificazioni. Una per tutte riguarda la manifestazione contro il terrorismo a Bilbao. Il solerte giornalista, che per tutto il giorno prima ha accusato ETA instancabilmente, fa notare che Batasuna non è presente nel corteo. La gente si indigna, già sento i commenti del tipo: "Anche se non sono stati loro fanno bene a prenderli a manganellate" ecc ecc. La gente non può sapere, perchè il solerte giornalista non lo ha detto, che Batasuna, essendo ormai illegale, non può partecipare PER LEGGE ad alcun tipo di manifestazione. Ovvero, i suoi membri possono sfilare, ma solo come privati cittadini e non come rappresentanti di un partito a cui è fatto divieto di esistere. Ora, io me ne sono accorto perchè su queste cose sono informato. Ma la gente che non sa nemmeno dove siano i Paesi baschi, come può far fronte a tali mistificazioni? E come posso farvi fronte io, quando l'argomento manipolato esula dalle mie competenze? Meditate, gente, meditate...
Ieri la polizia spagnola ha arrestato 5 persone, 3 marocchini e 2 indiani, che risultano essere i maggiori indiziati dell'attentato di Madrid. Non è stata ETA, dunque. Lisa, la mia migliore amica, mi ha chiesto se mi sentissi meglio dopo aver saputo che i baschi non c'entrano. No, non mi sento meglio. 200 morti e 1400 feriti rimangono, chiunque sia il responsabile. L'unica cosa di cui gioire è il fatto che Aznar e co. non avranno altri motivi per inasprire la repressione in Euskal Herria. Ma il pensiero, ora, va dalle vittime di Madrid alle prossime, inevitabili altre morti. Dove colpiranno la prossima volta? USA, Inghilterra, Italia? Prepariamoci a versare altre lacrime.
Parlando di cose più frivole, oggi la giornata calcistica ci ha riservato il 200esimo gol del signor Baggio Roberto, uno dei più grandi talenti del football italico di ogni tempo. Roby è per me un mito, sicuramente il giocatore che più ho ammirato, che più ammiro e che resterà sempre il mio più grande idolo calcistico. Ha giocato per 17 anni con un ginocchio che si è rotto per ben 3 volte quando aveva meno di 20 anni, e chi fa sport sa cosa significano infortuni di questo tipo; Roby, dunque, ha disputato più di 400 partite in serie A, il campionato più duro e con i difensori più cattivi, praticamente con una gamba e mezzo, eppure è riuscito a segnare 200 reti, un traguardo da campione assoluto, riservato a calciatori del calibro di Meazza, Piola e Nordhal. La sua carriera rappresenta un invito a non mollare, a non arrendersi mai, a rialzare la testa dopo aver subito umiliazioni cocenti. Allenatori che lo odiavano per la sua fama, dirigenti che non lo capivano, infortuni e dolori di ogni tipo: Roby, nonostante tutto ciò, ha saputo conquistare i cuori dei tifosi e diventare il calciatore più amato del mondo. Avrebbe potuto vincere di più, viste le sue incredibili capacità, eppure ha fatto sua una cosa che pochissimi altri possono vantare: il rispetto e l'amore della gente. Forse a fine anno si ritirerà, e ci mancherà così tanto che tutti, anche i suoi detrattori, si accorgeranno della sua grandezza. Tanti auguri per il 200esimo gol, Roby.
La notte del 5 settembre 1972 gli atleti israeliani stanno tranquillamente dormendo nelle loro stanze; le Olimpiadi di Monaco di Baviera, viste dal governo tedesco come l'occasione per riconciliare la Germania al resto del mondo dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale, sono iniziate da una settimana. Improvvisamente un commando di terroristi palestinesi, che il mondo imparerà presto a conoscere come i fedayn di Settembre Nero, irrompe nell'appartamento e apre il fuoco. Due israeliani vengno uccisi subiti, gli altri 9 sono presi prigionieri. Inizia un incredibile braccio di ferro tra terroristi, autorità tedesche e governo israeliano, reso ancor più drammatico dalle impietose riprese televisive, che seguono passo passo lo svolgersi della vicenda. I tedeschi rifiutano l'intervento israeliano e decidono di tentare un colpo a sorpresa ma, ironia della sorte, il capo dei terroristi vede in tv l'avvicinarsi della squadra di liberazione e intima l'interruzione dell'operazione. La svolta si ha quando i membri di Settembre Nero chiedono di essere scortati sino all'aereoporto dove, previa consegna di un aereo, hanno intenzione di rilasciare gli ostaggi. I tedeschi acconsentono ma non vogliono lasciare andare i terroristi: sarebbe un colpo terribile per la loro immagine internazionale. La trappola scatta al momento dell'imbarco, e scatta molto male: il risultato finale della sparatoria è l'esplosione del mezzo su cui si trovano terroristi e israeliani. Il bilancio finale parla di 16 morti: i 9 atleti (dunque la squadra di Israele è stata completamente cancellata), 5 fedayn, un poliziotto ed un pilota. Le responsabilità della polizia tedesca, incredibilmemte approssimativa, sono evidenti. Israele organizzerà, come risposta, un commando guidato dal futuro premier Barak, che avrà il compito di eliminare i terroristi superstiti (solo uno di essi, mi sembra, è ancora in vita). Per la prima volta nella loro storia, i Giochi vengono insanguinati da un attacco rivolto agli atleti; lo spirito olimpico viene messo da parte non solo dai terroristi, ma anche dagli organizzatori, che, incuranti della tragedia che si sta consumando sotto i loro occhi, non sospendono le gare nemmeno nella giornata del sequestro. E poi qualcuno si stupisce se la UEFA ha fatto giocare lo stesso le partite di giovedì (ricordo che fece giocare anche la finale dell'Heysel nel 1985, e Platini ebbe anche il coraggio di esultare dopo il gol)... Per saperne di più sulla vicenda di Monaco vi consiglio lo splendido libro di Simon Reeve, "Un giorno, in settembre. Monaco '72 un massacro alle Olimpiadi", edito da Bompiani. Nella foto, il capo di Settembre Nero ripreso sul terrazzo dell'appartamento degli atleti israeliani.
Ieri avevo scritto di voler parlare un pò dell'Athletic; dunque, ecco qui la storia del club. Sinceramente non avevo molta voglia di farla, il momento è sempre quello che è, ed infatti ho fatto "copia e incolla" da un vecchio documento (scritto comunque da me per un sito amatoriale che non ha mai visto la luce). Un'ultima cosa: ieri sera un militante di ETA ha chiamato Gara, giornale basco, negando ogni responsabilità dell'organizzazione verso l'attentato di Madrid. La pista araba si fa sempre più probabile, tanto che si cominciano a temere azioni terroristiche in vista delle Olimpiadi di Atene (ricordo che già una volta, durante Monaco '72, gli islamici violentarono lo spirito di pace olimpico con un attacco alla squadra israeliana, risoltosi in una carneficina). Mi è venuta voglia di scrivere qualcosa riguardo a quella tragica vicenda...lo farò più tardi, per ora eccovi la storia della gloriosa squadra zurigorria (biancorossa), anche se mi sento un pò Mentana nel cambiare argomento così di botto...
L’Athletic Club de Bilbao venne fondato nel 1898 per iniziativa di un gruppo di appassionati di football, sport inglese importato dai giovani baschi che si recavano in Gran Bretagna per studiare. La neonata società, dopo un periodo di forte competizione con il Bilbao F.C., si fuse con esso dando vita al Bizkaia, sotto il cui nome venne conquistata la prima edizione della Copa del Rey nel 1902 (2-1 al Barcellona il risultato della finale), un successo bissato nelle due edizioni successive del torneo; in quegli stessi anni il club dominò anche la Copa Vizcaya, trofeo regionale in cui non aveva avversari. Nel 1903, intanto, la squadra aveva assunto la denominazione attuale di Athletic Club de Bilbao, in omaggio alle origini inglesi. L’epoca pionieristica dell’Athletic si concluse con una data simbolica, quella del 9 gennaio 1910; per la prima volta, infatti, i giocatori bilbaini sfoggiarono contro il Racing de Irun la tradizionale divisa zurigorria, ispirata ai colori del Southampton (città legata a Bilbao da forti relazioni commerciali), e accantonò definitivamente le originarie maglie biancoblu. Quello stesso anno arrivò la quarta Coppa del Re, immediatamente seguita dalla quinta affermazione nel 1911. I continui successi fecero aumentare in modo esponenziale i sostenitori della squadra e, nel 1913, fu pertanto deciso di costruire uno stadio in grado di contenere un buon numero di spettatori; la prima pietra del San Mames, la futura Catedral del futbol, venne posta il 20 gennaio. Il 21 agosto dello stesso anno venne inaugurato l'impianto, che aveva una capienza di 3500 posti, con una partita contro il Racing Irun terminata 1-1; Seve Zuazo ebbe l'onore di dare il calcio d'inizio ed il primo gol fu segnato da Rafael Moreno Aranzadi “Pichichi”, grande bomber della storia dell’Athletic. Guidato dall’inimitabile Pichichi, centravanti potente e prolifico, il club si aggiudicò la Coppa del Re dal 1914 al 1916, diventando fisicamente proprietario del trofeo per averlo vinto tre volte di fila. Dopo questi successi l’Athletic conobbe un periodo di crisi, terminato nel 1921 con la conquista di una nuova Copa. La finale contro l’Atletico Madrid fu l’ultima partita della vita di Pichichi, stroncato dal tifo a 29 anni, nel 1922; il compianto per la morte del giocatore fu talmente grande in tutta la Spagna che venne deciso di intitolare a lui il trofeo che tuttora premia il capocannoniere iberico. L’Athletic omaggiò il suo campione con la costruzione di un busto commemorativo fuori dallo stadio a cui, ancora oggi, chi esordisce al San Mames fa una tradizionale offerta. Nel 1928 venne giocata la prima edizione della Liga, il campionato spagnolo, che andò al Barcellona; da quel lontano anno, l’Athletic ha disputato tutte le edizioni del torneo senza mai retrocedere in Segunda division, cosa riuscita solo allo stesso Barcellona ed al Real Madrid. Con l’istituzione del campionato, il club passò definitivamente al professionismo, aumentando la capienza dello stadio (oggi conta 40.000 posti) e cominciando a pagare i propri giocatori; fu il portiere Vidal ad iniziare a percepire uno stipendio. Nel 1929 arrivò il primo doblete della storia dei bilbaini, ovvero l’accoppiata Campionato-Coppa, impreziosita dallo zero nella casella sconfitte di quell’anno; nell’attacco campione di Spagna giostrava un altro inimitabile cannoniere, Guillermo Gorostiza, pichichi di quella stagione, coadiuvato dallo straordinario Jesus Unamuno, con cui formava una coppia letale in zona-gol. Il 1929 fu il prologo di una parentesi fantastica, ricchissima di successi: tre Campionati (1930-31, 1933-34 e 1935-36) e tre Coppe (1931, 1932 e 1933), più il record di gol segnati in una partita, un memorabile 12-1 al Barcellona. L’anno successivo al quarto scudetto accadde l’inimmaginabile: Francisco Franco salì al potere con un golpe, sconfisse dopo tre anni i suoi oppositori ed iniziò una vera e propria persecuzione delle minoranze etniche. Logico, quindi, che l’Athletic (insieme al Barcellona, orgoglio dei catalani) pagasse un pesante dazio, in quanto rappresentante del popolo basco. Il club biancorosso, insieme al Barça, iniziò una sorta di pellegrinaggio in giro per il mondo, disputando amichevoli e raccogliendo fondi per la causa repubblicana; i giocatori baschi arrivarono anche a disputare la serie A messicana, che si aggiudicarono a più riprese sotto il nome di Club España, e molti di loro non rientrarono in patria alla fine della guerra civile. Alla ripresa della Liga, nel 1939, la squadra bilbaina si trovò a lottare non solo con le rivali di sempre, ma anche contro tifoserie violente, arbitraggi pilotati e discriminazioni linguistiche e culturali; la denominazione del club venne cambiata in Atletico Bilbao, un nome sempre odiato dai tifosi biancorossi per i dolorosi ricordi cui è legato. Il primo Campionato dopo la guerra vide un Athletic costretto a ricostruire completamente la squadra; il terzo posto finale, quindi, venne accolto positivamente dalla società. Nella nuova formazione fecero il loro esordio due giovani destinati a divenire due vere leggende del club, Panizo e soprattutto Telmo Zarraonaindia Montaya, Zarra per i tifosi, il più prolifico goleador della Liga. Letteralmente trascinato dalle valanghe di gol segnati da Zarra, l’Athletic si aggiudicò il doblete nel 1942-43, più altre tre Coppe (non più del Re, bensì del Generalissimo…) dal 1944 al 1950. Nel 1948 il club festeggiò il cinquantenario con una partita contro gli amici-rivali del Barcellona, sconfitti per 5-0. Nel 1955 i biancorossi vinsero l’ennesima Coppa, grazie alle prestazioni favolose della linea d’attacco più forte nella storia della squadra: Venancio, Zarra, Panizo, Gainza e Iriondo. Zarra lasciò l’Athletic dopo quella vittoria, detenendo un’infinità di record: 230 gol nella Liga, 38 reti nella sola stagione 1950-51, 6 titoli di pichichi, 20 gol in 20 gare con la maglia della Spagna. Pur orfana del suo cannoniere principe, la squadra realizzò il terzo doblete nel 1956, guadagnandosi il diritto di partecipare per la prima volta ad una manifestazione continentale, la Coppa dei Campioni. Il torneo vide delle grandi prestazioni da parte dei Leoni di Bilbao, capaci di battere il Porto e la leggendaria Honved, ma si concluse precocemente a Manchester con il passaggio del turno da parte dello United. Due anni più tardi, nel 1958, l’Athletic scrisse una delle pagine più belle della sua storia, andando a vincere la Coppa al Bernabeu di fronte al Real di Di Stefano, campione d’Europa in carica; il risultato fu di 2-0 per i biancorossi, ed il grande Gainza salutò la compagnia con quella splendida vittoria. Tra questa affermazione ed il trofeo successivo passeranno ben 11 anni, segnati dalla vendita record di Garay al Barcellona (con la somma venne ampliato il San Mames), dall’acquisto del leggendario portiere Josè Angel Iribar, che spenderà tutta la sua carriera nelle fila dell’Athletic, e dall’esordio in Coppa UEFA, conclusasi per i bilbaini nella semifinale contro il Ferencvaros. L’unica vittoria degli anni ’60 arrivò, come detto, 11 anni dopo l’ultima Coppa, nel 1969; e sempre di Coppa si trattò, conquistata a Madrid ai danni dell’Elche, sconfitto 1-0. Nel 1973, 75° anniversario della fondazione del club, l’Athletic fece sua un’altra Coppa, battendo per 2-0 il Castellon. Tuttavia, gli anni ’70 vennero segnati soprattutto dalla fantastica cavalcata nella Coppa UEFA del 1977, portata avanti dai ragazzi del tecnico Koldo Agirre, ricordato ancora oggi con affetto dai tifosi biancorossi. La squadra, infatti, giunse per la prima (ed unica) volta nella sua storia ad una finale europea; la doppia sfida la vide opposta alla grande Juventus di Zoff, Gentile, Bettega e co. All’andata, giocata a Torino, vinsero i padroni di casa grazie ad un gol fortunoso di Tardelli, mentre al ritorno non bastò il 2-1 in favore dell’Athletic (Carlos, Irureta e Bettega): per la regola dei gol segnati in trasferta, infatti, i bianconeri si aggiudicarono il trofeo. Grande fu comunque l’impresa dei Leoni, che sfiorarono l’impresa di portare in cima all’Europa una squadra regionale nella piena accezione del termine. La Copa (ritornata del Rey…Franco era morto) confermò la sfortuna dell’Athletic in quella stagione: la vittoria andò al Betis, che prevalse ai calci di rigore per la seconda volta nella storia del trofeo. La fine degli anni ’70 fu segnata da una grave crisi di risultati, culminata nel 7-1 rimediato dall’Athletic al Bernabeu contro il Real; tuttavia, nella stagione 1981-82, qualcosa si mosse. Alla guida della squadra venne chiamato un giovane allenatore sconosciuto ma grintoso, Javier Clemente, la cui promettente carriera di giocatore era stata interrotta da un grave infortunio. Con Clemente fecero la loro entrata in prima squadra molti ragazzi del vivaio, tra cui Urkiaga ed il portiere Zubizarreta, che andarono a rinforzare una formazione già ottima, in cui spiccavano Dani e Andoni Goikoetxea Olaskoaga, uno dei più forti difensori della storia del club. Al primo anno Clemente centrò subito il quarto posto; il bello, però, doveva arrivare. La stagione seguente, infatti, per tutto il campionato l’Athletic lottò gomito a gomito con il Real Madrid per la vittoria finale; l’ultima giornata accadde il miracolo, uno di quegli eventi da raccontare ai nipoti: le merengues caddero a Valencia, mentre i Leoni espugnarono l’Insular di Las Palmas, laureandosi campioni dopo un digiuno di 27 anni. Un milione di persone (su un totale di 3 milioni presenti all’epoca in Euskadi) scese nelle strade di Bilbao per festeggiare i suoi eroi, che percorsero la Ria principale della città a bordo di una gabarra (tipica imbarcazione basca) battezzata Athletic. Nella stagione successiva ancora trionfi, con i biancorossi ad aggiudicarsi un nuovo doblete; in finale di Coppa venne piegato il Barcellona di Maradona. Nel 1985 capitan Goikoetxea alzò l’unico trofeo spagnolo che ancora mancava nella bacheca del club, la Supercoppa; tuttavia, quello fu l’unico acuto di una stagione per il resto anonima. Finiva l’era Clemente e, con essa, anche l’ultima serie di successi dell’Athletic. Nel 1987 Goikoetxea lasciò il club per fare spazio al giovane Rafael Alkorta, altro forte difensore maturato dal vivaio; per il vecchio Goiko, amatissimo dai tifosi, si chiuse una parentesi irripetibile, segnata da grandi vittorie, tante battaglie e, soprattutto, da infiniti tackle, vero marchio di fabbrica. Indimenticabile il suo fallo su Maradona, che costò il ginocchio al giocatore argentino; leggenda vuole che Goiko, che dai suoi avversari veniva chiamato il Macellaio di Bilbao, abbia conservato le scarpe con cui commise quell’intervento ormai mitico. Si arriva quindi ai giorni nostri: nel 1992 nell’Athletic esordisce Julen Guerrero, la bandiera del club negli ultimi 10 anni, e la squadra torna in UEFA. Nel 1995 viene acquistato dalla Real Sociedad Joseba Etxeberria, ma la squadra gioca il peggior campionato della sua storia e si salva solo all’ultima giornata grazie ad un 3-1 casalingo sul Rayo Vallecano, piegato dalla provvidenziale tripletta di un altro grande attaccante biancorosso, Jose Maria “Kuko” Ziganda. L’anno successivo si cambia: arriva il tecnico Fernandez, seguito dagli acquisti di Lizarazu e Ismael Urzaiz, ultimo erede della tradizione dei punteri baschi. Viene centrata di nuovo la UEFA, ma l’anno dopo va ancora meglio: è secondo posto, cioè Coppa Campioni, che si disputerà nel 1998, centenario del club. Ancora una volta la gente di Bilbao invade le strade per festeggiare i giocatori, autori di un’impresa immensa. Negli anni seguenti, a causa della crisi economica, l’Athletic si vede costretto a rinunciare agli acquisti ed opta per una politica ancor più casalinga, pescando unicamente nel suo grande vivaio. Tutto ciò per non piegarsi alla logica moderna del calcio senza frontiere e della pubblicità (il club di Bilbao è l’unico al mondo a non avere lo sponsor sulla maglia). La squadra biancorossa continua ancora oggi, dopo più di 100 anni, a schierare unicamente giocatori nati nelle province di Euskal Herria, una scelta che non porterà grandi successi, ma che la rende assolutamente unica nel panorama calcistico mondiale. La nazionale non esite, dunque è l'Athletic il vero depositario dello spirito del popolo basco, soprattutto da quando la Real Sociedad, la squadra di Donostia, ha iniziato ha comprare giocatori stranieri. Quindi, che dire: Aupa Athletic, siamo tutti con te!
Pearl Jam - Do the evolution
Woo... I'm ahead, I'm a man/ I'm the first mammal to wear pants, yeah/ I'm at peace with my lust/ I can kill 'cause in God I trust, yeah/ it's evolution, baby... I'm at piece, I'm the man/ buying stocks on the day of the crash/ on the loose, I'm a truck/ all the rolling hills, I'll flatten' em out, yeah/ it's heard behaviour, uh huh/ it's evolution, baby... Admire me, admire my home/ admire my son, he's my clone/ yeah, yeah, yeah, yeah/ this land is mine, this land is free/ I'll do what i want but irresponsibly/ it's evolution, baby... I'm a thief, I'm a liar/ there's my church, I sing in the choir: hallelujah...hallelujah... Admire me, admire my home/ admire my song, admire my clothes/ 'cause we know, appetite for a nightly feast/ those ignorant Indiansgot nothin' on me/ nothin', why?/ because, it's evolution, baby!... I am ahead, I am advanced/ I am the first mammal to make plans, yeah/ I crawled the earth, but now I'm higher/ twenty-ten, watch it go to fire/ it's evolution, baby/ and do the evolution/ come on, come on, come on.
Rientro a casa, apro la pagina dell'agenzia Ansa e leggo che è morta la bimba di sei mesi, che era stata estratta ieri dalle lamiere dopo svariate ore. Avevo definito la cosa come l'unico raggio di sole in una giornata orrenda. Mi giro a sinistra e vedo la mia Ikurriña, la bandiera basca, mestamente ripiegata sopra una sedia. La gente continua a vivere, a dire cazzate, a uscire, a non accorgersi oppure, il che è anche peggio, a far finta che una cosa accada solo nel breve spazio di un servizio alla tv. La tragedia, il lutto, la morte non fanno più parte della società occidentale. Ci fanno vedere i cadaveri nel tentativo di scaccaire dalle nostre menti la presenza della morte; non sono cadaveri, sono pupazzi. Non è sangue, è pomodoro. Bisognerebbe parlare d'altro, passare a qualcosa di allegro. Ma questo, per oggi, lo lascio fare ai tg. Domani, se ne avrò voglia, parlerò un pò dell'Athletic Club Bilbao e di Euskal Selekzioa, la nazionale basca. Ora no. Ora è tempo di riflettere.
Ora, come promesso ieri, una breve storia di ETA. La formazione di ETA (Euskadi ta Askatasuna: Patria basca e libertà) compie la prima azione nel 1959, e lo fa piazzando alcune cariche esplosive nelle città di Bilbao, Vitoria-Gasteiz e Santander; tuttavia, l'organizzazione nasce alcuni anni prima per reazione alla politica moderata del PNV (Partito nazionalista basco) nei confronti del franchismo. Negli anni del regime, ETA è l'unico gruppo armato di opposizione a Franco e nel 1961 mette in atto la prima, vera azione militare, il tentato deragliamento (fallito) di un treno di veterani franchisti della Guerra Civile diretto nella città di San Sebastian-Donostia, in pieno territorio basco. Gli anni seguenti registrano l'uccisione di alcuni rappresentanti dell'autorità centrale, il più importante dei quali è il capo della polizia di Gipuzkoa Meliton Manzanas, freddato da un commando nel 1968a causa della sua sinistra fama di torturatore dei prigionieri politici. L'azione più famosa di ETA, però, avviene nel 1973, quando i terroristi baschi imbottiscono di esplosivo un'intera strada di Madrid e fanno saltare in aria la macchina dell'ammiraglio Carrero Blanco, l'erede designato di Franco; l'auto di Carrero Blanco finisce aldilà di un edificio di due piani, questo per dare un'idea della quantità di tritolo usata dagli attivisti di ETA. Dopo la morte di Franco le azioni non diminuiscono, tutt'altro; i terroristi baschi, delusi dalle poche concessioni dei governi democratici spagnoli, prendono di mira amministratori locali di partiti non nazionalisti, poliziotti, militari e politici centrali. ETA agisce in due modi: tramite commandos, che uccidono le vittime prescelte mediante assalti con armi da fuoco, oppure posizionando bombe ed avvertendo le autorità poco prima dell'esplosione. A tutt'oggi ETA ha ucciso più di 800 persone e, anche se può contare sull'appoggio di meno del 7-8% della popolazione basca, continua a rappresentare una minaccia per il governo spagnolo. Le varie tregue succedutesi negli anni non hanno portato a risultati concreti, anche perchè Madrid non è disposta a fare concessione sull'autodeterminazione dei baschi. Bisogna anche dire che, concretamente, l'idea di Euskal Herria che ha ETA non corrisponde alle reali volontà della gente; solo le regioni di Gipuzkoa (capoluogo Donostia) e Bizkaia (capoluogo Bilbao), infatti, sono concretamente a favore dell'indipendenza. Nafarroa (Navarra), Araba e Iparralde (baschi francesi) non hanno assolutamente intenzione di separarsi dai rispettivi paesi. Un'ultima notazione per l'ideologia di ETA. Cosa vogliono, in concreto, i terroristi baschi? In primo luogo, il mantenimento delle tradizioni (lingua e costumi), fortemente minacciato dal franchismo e anche, seppur in maniera più sottile, da Aznar; in secondo luogo, l'autodeterminazione per il popolo basco e l'indipendenza di Euskal Herria. ETA è una formazione di stampo marxista e dichiara di agire in difesa dei diritti dei lavoratori baschi.
E così, eccomi di ritorno per tirare le fila dei lunghi discorsi di ieri. Il conto delle vittime, come sempre un pò cinico, parla in via (quasi) definitiva di 198 morti e 1400 feriti. Non voglio dilungarmi sulle modalità dell'attentato, già spiegate ed illustrate a sufficienza nei vari tg. Una notazione: scrivo queste parole ascoltando "Do the evolution" dei Pearl Jam, e penso che sia davvero la colonna sonora perfetta della pazzia umana. Chiusa parentesi. Una rivendicazione c'è stata ed è quella di Al Qaeda, o, per essere più precisi, del gruppo Abu Hafs Al Masri; gli USA la giudicano poco attendibile, ma le parole del ministro Acebes ("Abbiamo trovato un furgone con dell'esplosivo e un Corano) e di Aznar ("Nessuna pista sarà tralasciata") lasciano trasparire il tentativo di aggiustare un pò il tiro dopo le frettolose accuse di ieri. Israele indica una collaborazione ETA-islamici, che sembra però improbabile per ragioni storiche e culturali. Alla fine della fiera, come si dice dalle mie parti, le ipotesi rimaste in piedi sono due: 1) ETA ha cambiato strategia e ha eseguito l'attentato secondo modalità che non le appartenevano; 2) Al Qaeda comincia a realizzare i suoi propositi di vendetta sull'Europa (e i prossimi siamo noi italiani). Entrambe le teorie hanno delle motivazioni valide per essere sostenute. ETA è stata duramente colpita, negli ultimi due anni, da una serie di arresti eccellenti, che hanno smontato il vertice dell'organizzazione, per cui avrebbe potuto colpire nel mucchio, diciamo così, perchè non ha più la struttura per pianificare gli attacchi mirati che sono nel suo stile. Permangono i dubbi, però, sulla mancata rivendicazione e sulla portata incredibile del massacro dei civili (l'attentato più sanguinoso della storia di ETA resta la bomba di Barcellona, che uccise 21 persone...mi sembra che ci sia una certa differenza). La pista araba ha delle motivazioni ovvie, che peraltro ho già illustrato, e mi sembra possibile. La storia della strage di stato, messa in piedi per screditare i nazionalismi presenti sul territorio iberico (baschi, catalani, galiziani, mallorquini), mi sembra esagerata per il numero dei morti, tuttavia mai dire mai... Io penso che le prossime settimane saranno caratterizzate dal rincorrersi di mezze notizie, smentite, ipotesi, paroloni di giornalisti, pistolotti dei soliti moralisti, ecc ecc... Il 20 marzo andrò a Bilbao e cercherò di capire come stanno le cose là (l'informazione italiana non brilla per completezza). Resta la tragedia di migliaia di persone, i morti, quelli che ora li piangono, i feriti, quelli che resteranno per sempre segnati, nel fisico e nella mente, dalle bombe di ieri. It's evolution, baby, and do the evolution...
Questo è il mio ultimo aggiornamento sull'attentato di Madrid, devo uscire e quindi riprenderò l'argomento domani, quando la mente sarà fredda e anche il numero dei morti e dei feriti sarà stabile. L'agenzia Ansa parla adesso di quasi 200 vittime e di alcune centinaia di feriti, che rendono la strage odierna il più grave atto terroristico in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Nessuna rivendicazione, almeno per ora. Il ministro dell'interno Angel Acebes, sconfessando Otegi, si è detto convinto della responsabilità di ETA; è inoltre emersa la notizia dell'arresto, lo scorso 29 Febbraio, di due terroristi baschi, fermati dalla polizia spagnola con circa 500 chili di esplosivo che, secondo gli inquirenti, dovevano servire per un attentato imminente a Madrid. Il capo del governo regionale basco, Juan Josè Ibarretxe (inviso ai nazionalisti più radicali), ha attaccato ETA dicendo: "Sono degli assassini. Non sono dei baschi". Ho sentito vari tg e tutti sembrano concordi nell'accusare ETA; solo il TG4, e quasi mi vergogno a dirlo, ha ventilato la pista araba. Nessuno ha riportato le parole di Otegi, e soprattutto nessuno ha menzionato le misure repressive di Aznar in Euskal Herria che avrebbero potuto favorire l'inasprimento dell'offensiva di ETA. Personalmente, dopo aver specificato la mia condanna di ogni terrorismo e il mio orrore verso l'attentato di Madrid, continuo a non essere convinto appieno della responsabilità di ETA. In primo luogo, non ha rivendicato la strage, cosa che ha sempre fatto in passato. In secondo luogo, non aveva mai colpito secondo questo modus operandi; ETA, infatti, di solito prende come bersagli politici e poliziotti locali, ufficiali e governanti spagnoli, istituzioni e simboli del potere, ma raramente esprime una furia così cieca verso la popolazione civile. In terzo luogo, la fretta del governo nel liquidare la questione e la coincidenza elettorale mi sembrano quantomeno sospette. Ripeto, ETA, in quanto organizzazione terroristica, rappresenta la barbarie ed infanga una causa giusta; tuttavia, per amor di verità, bisogna vedere chiaro in questa vicenda. Non vorrei che, con la scusa di colpire il separatismo violento basco, Aznar e co. tornassero ad usare metodi franchisti nel libero paese di Euskal Herria. Le mie ipotesi? La strage di stato, ventilata da qualcuno anche nei commenti di questo blog, mi sembra francamente esagerata. Gli arabi mi paiono i più vicini, come strategia generale di terrorismo, all'attentato di oggi; d'altra parte, sono mesi che non fanno altro che minacciare l'Occidente, e la Spagna, non scordiamolo, è uno dei paesi più convinti nel sostenere Bush e le sue imprese...
Gli aggiornamenti si susseguono e finchè saro online (ancora per poco) continuerò a fornirli. Il numero dei morti è salito a 173 ed è destinato ad aumentare, visto che, negli ospedali, non si contano i feriti in condizioni gravissime. In mezzo a tanta disperazione, un raggio di sole: una bimba di pochi mesi è stata tratta ancora in vita dai resti di uno dei treni esplosi. Il dibattito sulle responabilità non si placa: tutto il mondo accusa ETA, sulla scorta delle dichiarazioni dei ministri di Aznar, ma pochi minuti fa Arnaldo Otegi, dirigente di Batasuna, il partito della sinistra basca chiuso recentemente per i suoi presunti (e mai provati) rapporti con ETA, ha escluso un coinvolgimento dei separatisti baschi nell'attentato, indicando la resistenza araba come protagonista della vicenda. E' un particolare importante, perchè Batasuna non ha mai tentato di nascondere le responsabilità di ETA, e addirittura uno dei motivi della sua chiusura è stato il non condannare alcuni attentati rivendicati direttamente dal terrorismo basco.
Un aggiornamento e una precisazione sono doverosi. Innanzi tutto, i morti sono 130 circa ed i feriti più di 400: è uno dei più gravi attentati mai visti in Spagna. Ed ora la precisazione: ETA rivendica sempre i propri attentati, mentre stavolta è stato il governo ad accusare i baschi delle stragi di Madrid. Con questo non voglio giustificare o difendere ETA, ma solo puntualizzare un dato di fatto, e ricordare che, senza prove e senza rivendicazioni precise, non si può accusare nessuno. Oggi preparerò una breve storia di ETA che metterò online domani, tanto per capire da dove vengono e cosa vogliono i terroristi baschi. Una sola cosa deve essere chiara: SI' ALLA LIBERTA', NO ALLA VIOLENZA. Le immagini delle vittime di Madrid resteranno negli occhi di tutti per molto tempo...
E' di poche ore fa la notizia del triplice attentato che ha sconvolto Madrid, la capitale spagnola. Tre bombe sono esplose su altrettanti treni di pendolari, causando un numero imprecisato di vittime (dai 60 agli 80 morti, secondo le agenzie iberiche). L'attentato, perchè la firma sulle bombe è unica, sembra risalire ad ETA, il braccio armato dei separatisti baschi. Sono doppiamente sconvolto, in primo luogo perchè abbraccio la causa indipendentista ma non la violenza, secondariamente perchè io stesso sono pendolare a Bologna e spesso passo davanti alla breccia nel muro della stazione che ricorda l'attentato del 1980. Mi sento molto vicino a questa tragedia, anche se non capisco bene perchè. L'unica cosa che riesco a pensare è che il terrorismo rende sporca e inutile anche l'idea più giusta e sacrosanta. Uccidere gli innocenti...solo perchè fra una settimana in Spagna si vota...non riesco ad aggiungere altro.

I Paesi Baschi sono una regione compresa tra nord della Spagna e sud della Francia, e forse li avrete sentiti spesso nominare quando si parla di terrorismo; il popolo basco, infatti, lotta da sempre per l'indipendenza e lo fa anche tramite una formazione armata, l'ETA (acronimo diEuskadi ta Askatasuna, patria basca e libertà), che spesso sale alla ribalta della cronaca peri suoi attentati dinamitardi. I Paesi Baschi (che da adesso chiamerò con il loro nome, Euskadi oEuskal Herria) sono divisi in diverse regioni: in Spagna si trovano la Navarra e la CAV (comunità autonoma basca, formata dalle province di Araba, Bizkaia e Guipuzkoa), mentre inFrancia viene individuata un'unica regione, l'Iparralde. Bilbao è la "capitale" virtuale diEuskal Herria, e altre città importanti sono San Sebastian-Donostia, Pamplona-Iruna e Vitoria-Gasteiz. Scusate l'impostazione un pò scolastica di questo post ma dovevo renderel'idea di ciò di cui sto per parlare. Da cosa nasce il mio amore per Euskal Herria? Molto probabilmente da una molteplicità di fattori, primi tra tutti l'innata simpatia che nutro per lepopolazioni oppresse (scozzesi e nordirlandesi, per esempio) e quell'interrail di tre anni fa durante il quale, per la prima volta, ho visitato Euskadi. Quell'esperienza è stata fondamentale per conoscere davvero il popolo basco, di cui ammiro la dignità e la voglia, un pò anacronistica ma sicuramente affascinante, di mantenere vive le proprie tradizioni, in particolar modo la lingua. Il basco (euskera) è uno dei misteri della linguistica moderna: non èdi origine indoeuropea e nessuno sa, di preciso, da dove provenga; viene parlato dal 40%circa della popolazione, un dato importante se si pensa alle persecuzioni riservate alle minoranze durante il franchismo. Per finire, un cenno all'Athletic Club, la squadra di Bilbao di cui sono grande tifoso; in un calcio moderno in cui contano solo i soldi e i diritti tv, i Leoni di Biscaglia si distinguono per una particolarità unica al mondo: la camiseta zurigorria (biancorossa), infatti, può essere indossata unicamente da giocatori nati nelle province di Euskal Herria. La nazionale basca non esiste, e l'Athletic rappresenta quindi la personificazione dell'orgoglio di un intero popolo. Non trovate che sia una cosa meravigliosa?